Crisi Rohingya, l'esercito birmano attacca l’Onu

Il capo dell’esercito birmano, Min Aung Hlaing, risponde a tono all’accusa di genocidio lanciata dall’Onu sulla strage degli Rohingya: “non hanno alcun diritto di interferire nella politica interna del nostro paese”

Tensione alle stelle tra Birmania e Onu. Questa volta ha voluto prendere la parola all’accesa discussione in atto, Min Aung Hlaing, capo dell’esercito birmano, che ha dichiarato stamane che le Nazioni Unite “non hanno alcun diritto di interferire” nella politica interna birmana.

L’Onu vuole solo vedere il “genocidio inesistente dei musulmani Rohingya da parte della Birmania … Nessun paese, nessuna organizzazione e nessun gruppo ha il diritto di interferire nella politica del nostro paese”, ha ribadito Hlaing. “I paesi di tutto il mondo scelgono il sistema democratico che gli si addice ... La Birmania è sulla strada della politica multipartitica democratica”, ha concluso l’uomo forte di Naypyidaw.

La scintilla che ha scatenato questa nuova guerra verbale tra lo stato della Birmania e l'Onu è la recente pubblicazione da parte di quest’ultima di un documento sul trattamento disumano perpetrato dalle forze militari birmane nei confronti della minoranza etnica islamica degli Rohingya. Il rapporto delle Nazioni Unite condanna duramente le violenze tuttora in corso nel paese e rivela che oltre 700mila Rohingya siano stati costretti a scappare da questo clima di odio religioso nel vicino Bangladesh, dove hanno trovato un sospiro di sollievo, ma abitano in giganteschi accampamenti di fortuna. I crimini commessi dalle milizie governative riguardano una lunga serie di abusi, tra cui “assassini”, “rapimenti”, “torture”, “violenze sessuali” e “lavori forzati”. Le Nazioni Unite definiscono questa strage di persone un vero e proprio “genocidio”, e chiede l’immediato processo di sei alti ufficiali dell’esercito birmano, includendo anche lo stesso Min Aung Hlaing.

Stupisce invece la posizione di silenzio assunta dal premio nobel Aung San Suu Kyi, attivista e politica birmana che attualmente ricopre le cariche istituzionali di Consigliere di Stato della Birmania, Ministro degli Affari Esteri e Ministro dell'Ufficio del Presidente, che non ha ancora espresso il suo punto di vista riguardo la delicata questione degli Rohingya. Nelle ultime ore l’Onu ha espresso tutto il suo rammarico e delusione sull’impassibilità dimostrata da Aung San Suu Kyi che “non ha usato la sua posizione di fatto come capo del governo, né la sua autorità morale, per contrastare o prevenire l’assurda violenza” in atto nel suo paese.