Cuba, la figlia di Raul Castro spinge per i matrimoni gay

Il regime comunista di Cuba sta elaborando una nuova costituzione nazionale e Mariela Castro Espin, la figlia di Raúl Castro annuncia che il nuovo testo costituzionale includerà una sezione speciale che affermerà i diritti LGBT

Il regime comunista di Cuba sta elaborando una nuova costituzione nazionale e Mariela Castro Espin, la figlia dell’ex leader Raul Castro (che dal 19 aprile 2018 è stato sostituito alla presidenza del Consiglio di Stato e del Consiglio dei ministri da Miguel Diaz-Canel) ha dichiarato che il nuovo testo costituzionale includerà una sezione speciale che affermerà i diritti LGBT.

Le disposizioni, anche se non dovrebbero sancirlo direttamente, getterebbero le basi per riconoscere legalmente il "matrimonio" tra persone dello stesso sesso.
L'Assemblea nazionale che sta redigendo la nuova costituzione (l'attuale risale al 1976), manterrà il sistema a partito unico, ma vuole adeguare il paese ai nuovi tempi sociali ed economici. E secondo la Castro Espin questo adeguamento ai tempi include il maggior riconoscimento possibile dei diritti dei gay.

"Prima c'era pregiudizio nel parlare di queste cose: undici anni fa abbiamo iniziato a tenere seminari sull'omofobia e la trans-fobia e questo ha contribuito a spianare la strada al dialogo tra la popolazione", ha detto la Castro Espin.

Negli ultimi dieci anni l'Avana ha ospitato anche le parate dei diritti gay chiamate Conga. "Ci sono persone che si infastidiscono nel vedere le persone LGBT vestite e divertirsi, e ci sono quelli, invece, che si rallegrano", ha aggiunto la Castro Espín che, da psicologa, dirige il Centro Nacional de Educación Sexual de Cuba (CENESEX), la rivista Sexología y Sociedad ed ha fatto della difesa LGBT una delle sue priorità nella gestione di Cenesex.

La Castro Espin aveva annunciato il mese scorso che si sarebbe impegnata nella campagna per includere il "matrimonio" dello stesso sesso nella nuova costituzione ed aveva parlato anche della necessità di sanzioni più severe per le violenza contro gli LGBT.

Negli anni che seguirono la rivoluzione del 1959, guidata dai fratelli Castro e da Che Guevara, i gay e le lesbiche furono ferocemente perseguitati e imprigionati nei campi di lavoro forzato. Adesso Cuba, rispetto al resto dei Caraibi, si mostra relativamente più progressista in termini di accettazione dei diritti LGBT.

Ma non tutti i cubani, ovviamente, applaudono agli sforzi della Castro per legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. I cattolici praticanti sono contrari e lo sono anche tanti esuli negli Stati Uniti che, sui social network, sostengono che per aiutare davvero Cuba è necessario lottare per la libertà di parola, la libertà di voto e il benessere economico di tutti i cubani "prima che per il matrimonio gay".