Il dibattito sull’immigrazione infiamma la Francia

Artisti ed intellettuali della Parigi politicamente corretta scendono in campo. C'è chi si schiera per l'accoglienza incondizionata dei rifugiati e chi invece vuole fabbricarne altri bombardando la Siria

La Francia accoglierà 24mila profughi. A stabilirlo è il piano di redistribuzione voluto dal presidente della Commissione Europea Jean Claude Junker. A Parigi è tutto un brindisi. Il sogno dell’iper-classe bourgois-bohémienne seduta dalla parte della Ragione si realizza ai danni della “piccola gente”. Qualche mese fa erano Charlie, oggi invece sono tutti schierati a favore dell’accoglienza incondizionata e senza mezze misure. Proprio ieri nel Journal du Dimanche un appello strappalacrime lanciato dall’umorista Alex Lutz e firmato da sessanta artisti francesi che recitava così: “Mai più Aylan sulle spiagge turche, nelle imbarcazioni inghiottite dal Mediterraneo, nei camion bloccati nelle strade austriache. Questi bambini sono anche nostri, i loro genitori sono nostri coetanei, facciamo parte della stessa umanità”. Al coro politicamente corretto si sono uniti anche l’attrice Catherine Deneuve e i cantanti Charles Aznavour e Marc Lavoine che hanno occupato giornali e televisioni per mandare un messaggio di solidarietà contro gli egoismi nazionali.

Ma ad infiammare il dibattito sull’immigrazione è stato l’intellettuale francese Bernard Henri Lévy detto BHL che dall’altare radiofonico di Europe 1 ha commentato così la notizia del bambino curdo trovato morto sulla riva del mare: “ci sono foto negli ultimi trenta quaranta anni che hanno questa virtù paradossale di risvegliare all’improvviso le coscienze. Succede che quando un’immagine fa il giro del mondo rompe inevitabilmente la meccanica delle statistiche”. Il primo a reagire alle parole indignate di BHL è stato il filosofo non conforme Michel Onfray che sull’emittente televisiva BFM lo ha attaccato duramente: “Ma non conosce vergogna? Farebbe meglio a restare nascosto. Citerò Michel Audiard: gli stronzi possono fare qualsiasi cosa, è da questo che li si riconosce’. Francamente, con ciò che accade oggi, farebbe bene a starsene a casa sua”. L’offensiva di Onfray è stata pungente: “Parliamo di una persona che ha invitato a bombardare la Libia. Ora non si può più fare nulla con la Libia, oggi è una base straordinaria per il terrorismo. Non si sente responsabile di niente? Non è colpevole di nulla, Bernard-Henri Lévy? Ci vorrebbe spiegare che bisogna fare questo, bisogna fare quest’altro… C’è un momento in cui occorre un po’ di pudore. Bernard-Henri Lévy fa parte della gente che ha reso possibile questo bambino morto. Lui è complice. Queste persone sono criminali. La loro politica è criminale”.

Su RTL invece il polemista Eric Zemmour ha evidenziato la frattura tra Europa dell’Ovest e Europa dell’Est ridicolizzando la prima che accoglie nuove popolazione per guadagnare sul PIL qualche punto percentuale ed elogiando la seconda che invece vuole proteggere la sua identità. Dal canto suo anche Marine Le Pen, leader del Front National, si è scagliata contro la Parigi per bene e salottiera. “La propaganda mediatica vuole imporci alcune parole in modo tale da abbrutire la nostra coscienza critica. I ‘clandestini’ sono diventati dei ‘migranti’, ma alcuni pensavano che l’espressione fosse ancora troppo legata a ‘immigrazione’, quindi ora dicono che dobbiamo chiamarli rifugiati”, ha detto questo fine settimana all’incontro annuale del partito svoltosi a Marsiglia aggiungendo come i politici gettano in faccia la morte di un bambino per colpevolizzare i popoli europei. “L’immigrazione non è una possibilità, è un fardello. Non assomiglia a quella che ha conosciuto il nostro Paese il secolo scorso. È un’immigrazione economica che pesa sui nostri salari, nuoce alla coesione del popolo, pesa sul sistema sanitario”, ha ribadito. Marine Le Pen, che ha concluso il suo intervento intonando la Marsigliese, accompagnata dal coro del pubblico, ha anche affermato “il nostro Paese non ha più i mezzi, né la voglia, né l’energia per essere ancora generoso con la miseria del mondo”. “Sì - ha aggiunto - è tragico che delle persone nel mondo siano nella miseria, ma è anche tragico che il nostro Paese sia declassato, umiliato, schiacciato”. Eppure la dottrina Bernard Henri Levy sembrerebbe prevalere su quella dei suoi avversari. Non solo la Francia accoglierà gli sfollati, ma ne creerà di nuovi. In conferenza stampa ieri il capo dell’Eliseo François Hollande ha chiarito che la possibilità di unirsi ai bombardamenti in Siria potrebbe concretizzarsi. Per buona pace di artisti ed intellettuali che tra qualche mese, trincerati nel privé parigino, ci manderanno altri appelli di solidarietà.

Commenti
Ritratto di giuseppe zanandrea

giuseppe zanandrea

Mar, 08/09/2015 - 07:56

B.Henri Levy un altro circonciso che senza pudore fa la morale agli altri, e versa lacrime di coccodrillo sul " povero bambino morto" quando a seguire il suo appello di bambini (siriani) morti ce ne sarebbero a centinaia. Poi se proprio non ce la fa a placare la sua "fregola" umanitaria si rivolga ai suoi correligionari in Israele che quando si tratta di bombardare non vanno a distinguere tra terroristi adulti e bambini figli di terroristi.