Arabia saudita, due attacchi alle moschee sciite in una settimana

Prima al-Qatif, ora Dammam. Lo Stato islamico ha messo a segno due attentati nella regione di al-Sharqiyya

Forze dell'ordine saudite di fronte al luogo dell'esplosione, fuori dalla moschea

Venerdì scorso l'obiettivo era ad al-Qatif, oggi a Dammam. In linea d'aria ci sono meno di venti chilometri tra le due località prese di mira da attentatori legati al sedicente Stato islamico, che hanno colpito due moschee sciite nella regione orientale di al-Sharqiyya, non molto lontano dal Bahrein.

Se stavolta i morti sono stati solo quattro e non ventuno, come lo scorso venerdì, è stato perché l'attentatore suicida non è riuscito a portare a compimento il suo piano, fermato prima di riuscire a entrare nella moschea dell'imam Hussein.

Travestito da donna, l'attentatore si è fatto esplodere nel parcheggio. L'intento, in parte fallito, era quello di colpire durante la preghiera del venerdì, quando la moschea era affollata di fedeli. A fermarlo alcuni uomini messi a guardia dell'edificio, volontari col compito di proteggere chi stava pregando.

Due delle vittime sono state identificate come Mohammed Hassan Ali bin Isa e Abdul-Jalil al-Arbash, celebrati come eroi dai fedeli della moschea. Abdul-Jalil, ha raccontanto un testimone all'Associated Press, aveva solo 25 anni e si era appena sposato, dopo essere tornato dagli studi universitari negli Stati Uniti.

L'attacco è stato rivendicato dall'Isis con un comunicato diffuso dai social network, in cui si legge che l'attentatore "ha raggiunto l'obiettivo malgrado le ampie misure di sicurezza". È stato identificato come Abu Jandal al-Jazrawi, un nome che ne indica le origini saudite.

Dammam, come al-Qatif, si trova in una zona ricca di petrolio e popolata anche da sciiti. Nel regno degli al-Saud, che conta circa 27 milioni di abitanti ed è considerato il baluardo dell'islam sunnita, rappresentano al massimo il 15% della popolazione.

Gli sciiti nel mirino

Non è una novità che l'Isis prenda di mira le moschee sciite, come anche i luoghi di culto dei sufi. Per il gruppo estremista è considerata accettabile soltanto un'interpretazione iper-conservatrice e integralista dell'islam sunnita, con gli altri fedeli descritti normalmente come politeisti e falsi credenti.

@ACortellari

Commenti
Ritratto di Giorgio Prinzi

Giorgio Prinzi

Ven, 29/05/2015 - 22:10

Si delinea una forma di concorrenza nella leadership sunnita tra Isis, che ha per referenti Qatar e Turchia, e al Qaeda legata all'Arabia Saudita sul cui territorio gli sciiti (scissionisti considerati persino peggiore degli infedeli) sono stati colpiti. Isis vuole caratterizzarsi come più radicale ed ortodossa di al Qaeda e dei sauditi sul cui territorio sorgono i due luoghi santi più dell'islam, Medina e Mecca, i quali aspirano al controllo di Gerusalemme terzo luogo sacro per importanza per l'islam, Di fronte a questa spiralizzazione di violenze contro gli sciiti, l'Iran, potenza sciita, non potrà a lungo restare inerte e si troverà pertanto coinvolto in una guerra interconfessionale contro una se non entrambe le componenti radicali sunnite, Isis e al Qaeda, entrambe si osservanza wahabita.

Raoul Pontalti

Sab, 30/05/2015 - 20:01

Giorgio nonché Prinzi butta via quelle riviste destricole di geopolitica da cui trai ispirazione che sono aggiornate a stento al 1991: l'Iran è in guerra con al Qaida da sempre e sempre bloccato dagli USA, mentre contro ISIS combatte anche sul campo con istruttori militari e piccoli reparti dei Pasdaran (per non irritare oltre misura USA e IL).