Due sogni irrealizzati: la sanità per tutti e la soluzione della questione razziale

Chi avrà meno nostalgia del primo presidente nero della storia americana è la comunità afroamericana. Il 2008, con l'elezione di Barack Obama, doveva essere l'inizio dell'era post-razziale, la realizzazione del sogno di Martin Luther King. Per quel 13 per cento di popolazione discendente dagli schiavi voleva dire avere alla Casa Bianca un garante della giustizia razziale. È accaduto invece che la questione razziale negli Stati Uniti, sotto la presidenza Obama, ha raggiunto livelli da guerra civile, un salto indietro di quasi 50 anni.

Una recente analisi dell'Università di Chicago ha stabilito che le vie dedicate al reverendo King, quasi sempre situate nelle zone metropolitane degradate e abitate da afroamericani, sono quelle dove i neri muoiono di più. Significativo che, sull'onda di quasi duecento neri disarmati uccisi dalla polizia in due anni, sia invece dilagato un movimento para-rivoluzionario come Black lives Matter. Da decenni non si registrava tanta violenza nei quartieri afroamericani, anche a causa del «ritiro» della polizia che piuttosto di rischiare nuove accuse di violenza lascia che le gang si facciano la guerra: quasi cinquemila morti da arma da fuoco nei ghetti negli ultimi quattro anni.

«L'America è più divisa di otto anni fa, i neri sono più poveri e gli unici a non aver beneficiato della ripresa post-recessione con una disoccupazione tripla rispetto ai bianchi», dice il professore afroamericano Penjel Joseph, direttore del Centro di studi sulla razza e la democrazia dell'università del Texas. Un dato su tutti per inquadrare l'eredità Obama nella «sua» comunità: nel 1966, secondo Newsweek, solo il 33 per cento dei teenager neri considerava la discriminazione razziale un problema, nel 2016 la percentuale è salita al 91 per cento.

Razzismo e violenza armata, il mix che ha marchiato l'era Obama. Perché, così come accadeva a South Side Chicago, quando da giovane avvocato prometteva ai parenti dei neri sparati di fare causa alla National Rifle Association e di sbancarla (inchiesta del Chicago Tribune del 2007), così da presidente ha promesso con piglio deciso azioni decisive anti NRA dopo ogni strage. Solo nel 2015, secondo la Bbc, ci sono state 372 sparatorie di massa, con quasi 500 morti, 64 stragi nelle scuole e complessivamente 13 mila morti da arma da fuoco. Si sono vendute più armi sotto la presidenza Obama che nei precedenti vent'anni: nel Paese circolano 357 milioni di pistole e fucili, ci sono più grilletti che americani.

Obama ha fatto compiere un passo indietro alla superpotenza nel mondo anche per dedicarsi alle politiche sociali, imprimere una svolta interna progressista, realizzare in primis la madre di tutte le riforme liberal, quella sanitaria. Ma lascia un Paese meno sicuro, più violento e con la Sanità nel caos. Perché la sua riforma (Obamacare), voluta per rendere meno cara la salute per la maggioranza degli americani, secondo il New York Times, ha portato «centinaia di migliaia di cittadini a basso reddito a sottoscrivere piani assicurativi capestro». Inoltre le assicurazioni costrette a pagare milioni di persone che prima non erano coperte hanno trasferito i costi sui vecchi consumatori. Addirittura il medico personale di Obama, David Sheiner, aveva previsto il fallimento dell'Obamacare: «Sarà inefficace», aveva detto all'Huffington Post. La riforma che doveva ampliare la protezione sanitaria per gli americani ha portato invece alla cancellazione delle polizze di molti lavoratori.

Commenti

glasnost

Mer, 09/11/2016 - 16:12

Tutti quelli che si rifanno ala sinistra salottiera, fanno solo chiacchiere e nient'altro. Guardate l'ex URSS, il Brasile di Lula e successori, la Bolivia di Chavez, per non parlare della Corea del Nord o........il discorso sarebbe troppo lungo x un post.