Ecco perché l'Isis cresce a Gaza

Hamas ormai da tempo perde consensi e non controlla più il territorio, mentre ad ottenerne sono i gruppi legati al Califfo

Dopo le esplosioni dei giorni scorsi nella Striscia di Gaza, Hamas promette di catturare gli artefici degli attentati, cercando di minimizzare quanto è ormai chiaro da tempo: il gruppo islamico perde ormai da tempo consenso a favore di altre fazioni, soprattutto quelle jihadiste legate in tutto o in parte allo Stato Islamico. Gli attentati all’interno della Striscia, nonché gli attacchi di al Arish e Sheik Zuid (Sinai settentrionale), perpetrati secondo molti da alcuni membri di Hamas e la ripresa del lancio di razzi nelle aree meridionali di Israele da parte di gruppi al di fuori del movimento, sono il segno della perdita di controllo sul territorio del Movimento Islamico di Resistenza. La divisione più evidente sarebbe quella tra la nuova e la vecchia generazione, con quest’ultima più disposta a trovare un accordo con lo stato ebraico per dare fine all’embargo così da permettere finalmente uno sviluppo economico al paese. Ad essersi radicalizzati di recente sono invece i giovani iscritti al movimento, cresciuti nelle brigate Izzedine al Qassam (braccio armato del movimento) convinti di trovare maggiore sostegno nei gruppi fondamentalisti.

La frammentazione di Hamas va letta alla luce di tre diversi fattori:

1) La caduta della fratellanza musulmana, madre dell’ideologia sulla quale si compone il movimento fondato da Ahmed Yassin. In molti tra i giovani vedono l’Egitto di Al-Sisi come l’esempio di uno stato che ha ceduto alla laicità, senza ottenere particolari benefici economici e per di più tradendo milioni di musulmani.

2) Il congelamento dei rapporti con Tehran. La leadership di Hamas se all’inizio della guerra civile siriana aveva preferito non prendere una posizione netta, con il tempo ha ceduto e tra Assad e i ribelli ha scelto quest’ultimi, facendo la smorfia all’Iran.

3)La chiusura dei rubinetti da parte di Doha, stanca di finanziare un gruppo che alla luce dei fatti non ha ottenuto molto in questi anni.

I gruppi islamisti come Jihad Islamica e Isis sfruttano ormai da tempo il mal contento diffuso tra i giovani. Zvi Mazel ex ambasciatore israeliano al Cairo, in un'intervista al quotidiano "Jerusalem Post” ha dichiarato che quanto sta avvenendo a Gaza "rappresenta il declino della più importante organizzazione musulmana dei tempi moderni, un'organizzazione che aspirava a creare un califfato, ma ha perso di fronte ai movimenti jihadisti". Di fatti lo scorso 30 giugno l’Isis ha dichiarato la volontà di trasformare la Striscia di Gaza in un altro dei suoi feudi del Medio Oriente, accusando Hamas di essere diventato un movimento laico, quindi non in grado di fare rispettare le regole religiose.

In un video apparso in rete girato in Siria, definito come messaggio ai "Tiranni di Hamas", l'Isis ha accusato Hamas di connivenza con Israele e denunciato la fine della guerra ai concorrenti di Al-Fatah : "noi sradicheremo il regime degli ebrei, voi e al Fatah e tutti i laici non sono nulla per noi e voi sarete rovesciati dai nostri adepti infiltrati". In questi mesi le forze di sicurezza di Hamas hanno arrestato decine di salafiti, accusati di essere membri dello Stato Islamico e sembra ormai essere certo che non saranno gli ultimi.

Commenti
Ritratto di Mario Galaverna

Mario Galaverna

Lun, 20/07/2015 - 17:41

Questo a riprova che i palestinini buonini buonini amano la violenza coranica.

Prameri

Lun, 20/07/2015 - 19:19

Bene! Così il califfato toccherà Israele che sarà costretto a rispondere alla sua maniera.