Edward Snowden chiede asilo politico a Macron

Snowden aveva già fatto domanda di asilo alle autorità francesi, ma il predecessore di Macron all’Eliseo, François Hollande, l’aveva rigettata

Edward Snowden, ex funzionario dell’agenzia di intelligence americana National Security Agency (Nsa), ha ultimamente dichiarato che proverebbe un “grandissimo piacere” qualora Emmanuel Macron gli accordasse asilo politico in Francia.

Intervistato dall’emittente d’Oltralpe France Inter riguardo all’uscita della sua autobiografia Permanent record, Snowden, riparato in Russia dopo avere svelato nel 2013 il piano di sorveglianza di massa "PRISM" sviluppato dalle autorità di Washington, ha appunto esternato la sua ammirazione per l’Europa e, in particolare, per le istituzioni di Parigi. La Francia sarebbe proprio il posto preferito dall’ex dipendente dell’Nsa in cui trascorrere il suo esilio forzato dai nativi Stati Uniti, dove pende contro di lui un’accusa di spionaggio.

Di conseguenza, il tecnico informatico rifugiatosi in Russia ha affermato nell’intervista che andrebbein visibilionel caso in cui il presidente Macron dovesse riconoscergli, al contrario del precedente governo Hollande, lo status di rifugiato e gli offrisse protezione in territorio transalpino. Snowden ha infatti giurato di “desiderare ardentemente” tale gesto di solidarietà da parte del leader de La République En Marche, esortando però contestualmente Parigi a rafforzare le tutele legali a vantaggio dei “segnalatori di abusi governativi”.

Oltre a rivelare il proprio sogno di ricevere asilo politico da Macron, l’ex funzionario dell’intelligence Usa ha denunciato ai cronisti di France Inter le pesanti violazioni delle libertà individuali varate finora dai governi europei appellandosi all’esigenza di prevenire attentati terroristici: “Si inizia sempre così: i governi dicono di salvare delle vite, di prevenire le violenze. Ma una volta presi quei provvedimenti, trovano sempre un nuovo pretesto per applicarli e silenziare così tutto quello che dà loro fastidio”.

Egli ha infine ribadito la bontà della sua battaglia per la libertà d’informazione e per tutti i diritti “da noi ottenuti grazie a delle rivoluzioni” e che sarebbero oggi “prossimi alla distruzione”.