Quelle 2.850 navi fantasma ritrovate in acque europee

Il mare, rappresenta una backdoor verso l'Europa. A differenza delle frontiere terrestri, le acque che circondano il continente sono difficili da pattugliare.

Nei primi due mesi dell'anno, 2850 navi da carico hanno disattivato il proprio transponder AIS, il Sistema di Identificazione Automatica, prima di entrare nelle acque d'Europa. E' quanto emerge da un'inchiesta del Times sui dati raccolti dalla società israeliana di analisi del traffico marittimo Windward. I gruppi terroristici potrebbero sfruttare tale vulnerabilità per traffici illeciti. La Windward si basa sui dati di spedizione disponibili e li analizza tramite algoritmi per identificare attività insolite, rotte antieconomiche o sospette. L'approccio algoritmico è diffuso in diversi paesi, ma non è universalmente adottato.

La flotta fantasma

Centinaia di navi di grandi dimensioni, tra gennaio e febbraio, hanno disattivato la proprio posizione dopo aver manovrato nei pressi dei principali hotspot terroristici. Lo scorso gennaio, 540 navi di grandi dimensioni provenienti da Libia, Siria e Libano, hanno raggiunto l'Europa dopo aver spento il proprio sistema di tracciamento per un lasso di tempo compreso dalle tre alle sei ore. Almeno 50 le navi provenienti dall'Algeria che hanno navigato con i dispositivi di localizzazione disattivati.

Oltre cento le navi scomparse sulla rotta dalla Libia verso la Grecia. Tali movimenti, non rilevati dai sistemi di monitoraggio standard, alimentano le preoccupazioni sul contrabbando illecito verso l'Europa. Le attività compiute al largo restano un mistero.

Il Sistema di Identificazione Automatica di una nave (AIS) utilizza frequenze VHF marittime per inviare e ricevere dati sulla navigazione corrente, come ad esempio l'identità, la posizione, la velocità, la rotta, il numero di registrazione. Il transponder deve essere sempre mantenuto acceso per le unità di grandi dimensioni, sia in fase di manovra che all'ancora, interfacciandosi con i centri costieri di monitoraggio del traffico. Il sistema di tracciamento può essere disattivato a discrezione del comandante in caso di pericolo imminente o di minaccia per la sicurezza, come in ambienti con alto tasso di pirateria. Lo spegnimento deve essere comunque registrato nel diario di bordo, poiché la disattivazione AIS rende impossibile il tracciamento della nave, specialmente in grandi specchi d'acqua.

Ad oggi non esiste un approccio universale e condiviso che tenga traccia di tutte le spedizioni attraverso i porti dell'Unione Europea lungo le sue coste lunghe 70 mila chilometri. Una carenza a lungo sfruttata dalle organizzazioni criminali. Subito dopo gli attentati dell'11 settembre, gli standard di sicurezza marittima sono stati rafforzati. Tuttavia, parte del problema in Europa è una mancanza di coordinamento o la condivisione di informazioni per identificare le attività sospette in mare che permetterebbe alle autorità di indirizzare le proprie risorse investigative in modo più efficace.

Proprio il mare, rappresenta una backdoor verso l'Europa. A differenza delle frontiere terrestri, le acque che circondano l'Europa sono difficili da pattugliare con le attuali risorse.

Commenti
Ritratto di Flex

Flex

Ven, 10/03/2017 - 12:44

"le acque che circondano il continente sono difficili da pattugliare." Raccontiamone un'altra, la difficoltà stà tutta nella volontà o meglio nel NON volere. Con satelliti, droni, aerei, navi e sottomarini sono in grado d'individuare un "tonno" ma non vedono le NAVI.

cgf

Ven, 10/03/2017 - 12:50

Dovrebbe vigere l'obbligo di controllare l'intero tragitto confrontandolo con i dati del transponder, alla minima discrepanza blocco della nave e perquisizione da cima a fondo. Gli armatori saranno i primi a voler il transponder sempre acceso, il blocco della nave potrebbe costargli caro. Ma quando le soluzioni sono semplici e poco costose...

Ritratto di stenos

stenos

Ven, 10/03/2017 - 12:53

Intanto i farabutti ue si preoccupano della curvatura delle banane.

blackindustry

Ven, 10/03/2017 - 12:59

Basta mettere unita' da guerra autorizzate a sparare per affondare, ci vuole poco, basta gettare al cesso la mentalita' di sinistra che ci ha portato a tutto questo.

Ritratto di Giorgio Prinzi

Giorgio Prinzi

Ven, 10/03/2017 - 13:12

Manca la volontà politica di fare i più elementari controlli, se non si debba addirittura ipotizzare una attiva complicità di gruppi di potere dei Paesi in questione alla copertura della "privacy" navale.

lambi65

Ven, 10/03/2017 - 14:30

Intercettare ed affondare le navi fantasma, senza se e senza ma. 500 milioni di Soros per le navi nel mediterraneo per le ong in combutta con jihadisti e trafficanti. l' ONU ormai è un burattino gestito dai soliti noti.

Una-mattina-mi-...

Ven, 10/03/2017 - 15:28

IL MEDITERRANEO E' DIFFICILE DA PATTUGLIARE, SOPRATTUTTO SE NON LO SI FA PER NIENTE, E CI SI LIMITA A TRAGHETTARE ORDE DI ILLEGALI SENZA ARTE NE' PARTE, DA MANTENERE AD UFO PER ANNI, IMMERITATAMENTE.

Anonimo (non verificato)

honhil

Ven, 10/03/2017 - 17:57

Questa è l’Ue. Impone la misura dei cetrioli, delle fragole, delle banane e di tutte le banalità che passano per la testa di quei burocrati perditempo, ma lascia il Mediterraneo alla discrezione degli armatori di ogni latitudine. Trasformando il Mare Nostrum in una sconfinata prateria dove chiunque può imporre la sua legge. Un vero Far West senza sceriffo.

DemyM

Sab, 11/03/2017 - 00:26

E tutte le stazioni radar VTS lungo le coste Europee cos fanno, dormono?