Eutanasia, medico attivista australiano indagato per 20 suicidi

Secondo gli inquirenti un medico attivista pro-eutanasia potrebbe avere sulle spalle la morte di almeno venti persone

Venti decessi in tre anni. Apparentemente tutti suicidi, ma per gli inquirenti c'è qualche stranezza. E un sospetto. Che dietro alla morte di queste persone ci sia il dottor Philip Nitschke, medico e attivista pro-eutanasia. L'uomo è sotto indagine della polizia, in ognuno degli stati d’Australia, per il suo possibile ruolo dietro ai decessi. Tutti i casi finiti al centro dell'indagine, infatti, comportavano l’uso di uno di due metodi di suicidio promossi da Nitschke e dall’organizzazione Exit International da lui fondata e diretta: il farmaco letale Nembutal, importato illegalmente dalla Cina o dall’America Latina, o un congegno per inalare azoto. Nitschke, sospeso dall’ordine dei medici lo scorso luglio, ha detto che gli attacchi nei suoi confronti "vengono da ogni parte", ma che sono "i rischi del mestiere". "Gestisco un’organizzazione il cui scopo è assicurare che le persone abbiano accesso a una morte pacifica nel tempo che loro scelgono", ha aggiunto. "Quindi non c’è da sorprendersi se molti dei nostri membri colgono tale opportunità".

La sospensione dell’ordine dei medici è stata decisa per "proteggere la salute e la sicurezza del pubblico" dopo che Nitschke aveva ammesso in un’intervista tv di aver sostenuto un uomo di 45 anni nella decisione di uccidersi, pur sapendo che non soffriva di alcuna malattia fisica. L’uomo era in depressione dopo la morte della moglie, caduta dall’alto di un precipizio in un parco nazionale. 

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Commenti

vince50

Lun, 29/09/2014 - 14:16

A mio modestissimo parere in questi casi bisognerebbe andare con i piedi di piombo prima di giudicare,è innegabile che ci sono dei casi in cui meglio una "dolce morte"piuttosto che agonia devastazione fisica e psicologica.La morte è inevitabile,la sofferenza senza scampo non ha senso.