Filippine, la giornalista Maria Ressa arrestata per diffamazione

La reporter, fondatrice di The Rappler, è al centro di una controversia giudiziaria su una storia pubblicata prima che la legge sui crimini informatici fosse in vigore. L'accusa è di diffamazione ma l'Unione dei giornalisti filippini avverte: "Si crea un precedente molto pericoloso"

Le autorità l'hanno bloccata in queste ore, nel suo studio, a Manila. E a mostrare le immagini del fermo, un live stream pubblicato da The Rappler, il sito investigativo di notizie che lei stessa ha fondato.

L'arresto

Maria Ressa, che nella vita è, prima di tutto, una reporter, ma che spesso si è dimostrata critica nei confronti del presidente Rodrigo Duterte, è stata arrestata per diffamazione. Un'accusa che potrebbe costarle il silenzio e 12 anni di carcere. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, a fermarla sono stati i funzionari dell'unità del crimine informatico del National Bureau of Investigation (NBI), agenzia governativa che risponde al dipartimento di Giustizia, nelle Filippine. Il personale di The Rappler ha fatto sapere che un ufficiale dell'organo governativo avrebbe proibito ai giornalisti di scattare fotografie e fare video all'interno dell'ufficio della fondatrice, dove è stato consegnato il mandato d'arresto.

La replica di Ressa

In una veloce dichiarazione alla stampa, Ressa avrebbe dichiarato di non essere mai stata a conoscenza dell'accusa fino al momento del suo arresto e che potrebbe inviare subito la cauzione. Il caso, oggetto di una controversa legge sulla criminalità informatica, aggiungerebbe, però, altre pressioni legali sulla reporter e sul suo giornale. La donna, infatti, in precedenza, era già stata accusata dal governo Duterte di evasione fiscale (fatto che potrebbe bloccare il suo rilascio e potrebbe mandarla in carcere).

Il caso giudiziario

Il nuovo caso giudiziario contro di lei e contro l'ex reporter Rappal Reynaldo Santos Jr deriverebbe da un rapporto del 2012, che parlava dei presunti legami di un uomo d'affari con un allora giudice del tribunale nazionale. Eppure, la norma sulla criminalità informatica è entrata in vigore dopo la pubblicazione della documento. E, mentre gli investigatori, inizialmente, respingevano la denuncia del 2017 dell'uomo d'affari sull'articolo, il caso è stato inoltrato ai pubblici ministeri. Ressa, intanto, è convinta che il nuovo caso manchi di una solida base giurdica.

The Rappler e Duterte

Il sito di Ressa avrebbe attirato, fin dall'inizio, l'ira dell'amministrazione in carica da quando scelse di pubblicare rapporti critici sulla repressione antidroga operata dal presidente e dalle forze dell'ordine del Paese. Le azioni di polizia, che sono iniziate nel 2016, infatti, avrebbero ucciso migliaia di persone, tra cui presunti utenti e spacciatori. A fine anno, il Time ha nominato Maria Ressa persona dell'anno. Negli anni, Duterte si è scagliato contro altri media importanti, tra cui il quotidiano Philippine Daily Inquirer e l'emittente ABS-CBN. La legge che costituisce il fondamento del caso che coinvolge Maria Ressa raggrupperebbe vari reati online, tra cui la frode informatica e l'hacking. Ma secondo Nonoy Espina, presidente della National Union of Journalist of Philippines, ha avvertito che il caso avrebbe potuto creare un precedente pericoloso: "Questa proposta è estremamente rischiosa: in sostanza, chiunque può essere reso responsabile per qualsiasi cosa e tutto ciò che è stato postato prima della legge sulla criminalità informatica".