Garissa, nel campus del massacro. Un sesto uomo in arresto in Kenya

I giornalisti di Al Jazeera sono riusciti a entrare nell'università dove si è consumata la strage

Studenti del college kenyano di Garissa si riparano in un veicolo

I muri scheggiati da numerosi fori di proiettile, i sandali delle vittime abbandonati in uno dei locali dell'università di Garissa. Centoquarantasette persone sono morte nel college. La stragrande maggioranza studiava nella città kenyana, ma con loro hanno trovato la morte anche tre uomini delle forze di sicurezza e tre agenti della security del campus.

I giornalisti di Al Jazeera sono riusciti a entrare nel compound attaccato dagli uomini di al-Shabaab, estremisti legati alla sigla somala. "C'è ancora un forte odore di sangue - racconta Catherine Soi, cronista dell'emittente -. È difficile immaginare a quanto orrore abbiano assistito quanti sono stati uccisi qui".

Nel campus attaccato dagli islamisti c'era anche Rebecca Mulunda, che è riuscita a sopravvivere. "Chiedevano a tutti se fossero d'accordo con il governo di Kenyatta, se si opponessero all'intervento armato in Somalia", racconta. Ma alcuni tra gli studenti sono stati uccisi nonostante avessero risposto ciò che gli aggressori volevano sentirsi dire.

In Kenya vanno intanto avanti le indagini per determinare complicità che possono aver permesso il massacro. La polizia ha arrestato una sesta persona, dopo che cinque presunti complici erano stati fermati e interrogati alcuni giorni orsono.