Giustizia per Regeni, lettera-appello di 4600 accademici

Più di quattromilaseicento accademici di novanta Paesi hanno sottoscritto una lettera in cui chiedono che sia fatta piena luce sull'assassinio di Giulio Regeni

Il mondo accademico si unisce nel chiedere giustizia per Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto nei giorni scorsi in circostanze misteriose. Sono più di 4600 gli accademici, provenienti da oltre 90 Paesi, che hanno firmato una lettera aperta per protestare contro la morte di Regeni, chiedendo che sia fatta piena luce. L'iniziativa, partita da Cambridge, università per la quale lo studioso italiano stava preparando al Cairo un dottorato di ricerca, è diventata "virale fra gli accademici" di diverse discipline in tutto il mondo.

Come scrive il Guardian fra i firmatari vi sono Charles Butterworth, professore emerito di filosofia politica all'università del Maryland, sir Timothy Gowers, professore di matematica della Royal Society presso l'università di Cambridge, e l'economista Ha-Joon Chang autore del bestseller "Ventitre cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo".

Nella lettera si legge che, secondo quanto denunciano le organizzazioni per i diritti umani, l'Egitto "pratica regolarmente lo stesso tipo di torture di cui avrebbe sofferto Giulio contro centinaia di cittadini egiziani ogni anno".

Si chiede inoltre un'indagine indipendente sulla morte di Regeni e "in tutti i casi di scomparse forzate, tortura e morte in carcere nel gennaio e febbraio 2016... in modo che i responsabili di questi crimini possano essere identificati e portati davanti alla
giustizia".

- Leggi la lettera appello

Commenti

Aegnor

Mar, 09/02/2016 - 11:41

Se volete fare luce basta chiedere a Braghettone,lui e Al Sisi sono kulo e camicia che non ci vogliate venire a raccontare che l'itaGly non sa cosa e perché è successo.5mld di commesse,l'Eni ha scoperto il più grosso giacimento di gas,export di armi,affossamento dei prodotti Italiani a favore di quelli nord africani,gli affarissimi delle coop con i clandestini e chi più ne ha più ne metta