Malesia, il governo impone la grafia islamica ai bimbi non musulmani

La decisione ha scatenato la rivolta di 12 associazioni delle comunità cinesi e tamil e del Consiglio consultivo malese di buddisti, cristiani, indù, sikh e taoisti che parlano di islamizzazione strisciante

Il governo della Malesia vuole introdurre l'insegnamento della calligrafia Khat nelle scuole vernacolari ma varie associazioni non musulmane hanno esortato il governo a sospendere l’iniziativa vista come una ulteriore forma di islamizzazione della società.

Il Ministero dell'Educazione malese, infatti, ha confermato che, a partire dal prossimo anno scolastico (nel 2020), vuole introdurre lezioni sulla Khat, la forma calligrafica dello Jawi, come parte del programma Bahasa Melayu (quello di lingua malese) per gli alunni del 4° anno delle scuole vernacolari cinesi e tamil.

Lo Jawi è un alfabeto arabo con alcuni caratteri speciali per notare i fonemi propri della lingua malese. Il suo sviluppo è legato all'arrivo dell'Islam. Storicamente, infatti, Jawi è stato il nome arabo per indicare i musulmani malesi o, più in generale, i musulmani del sud-est asiatico.

La decisione del governo malese ha scatenato la rivolta all’interno delle comunità cinesi e tamil locali, che sono note per essere protettive nei confronti delle loro lingue madri. Ben 12 associazioni, guidate da eminenti gruppi di educatori cinesi, riuniti nelle associazioni United Chinese Teachers e Chinese School Committees, hanno affermato che la calligrafia khat non aiuterà gli studenti a migliorare le loro abilità linguistiche in malese. "Sebbene non siamo d'accordo con l'inclusione della calligrafia khat nel programma scolastico, non stiamo minando lo status della lingua malese o della scrittura jawi, né rifiutando il multiculturalismo", si legge nella dichiarazione rilasciata alla stampa dalle associazioni che hanno sottolineato che quest’ultima mossa del governo altera le caratteristiche speciali delle scuole.

Da parte sua il ministro dell'Istruzione del governo malese, Maszlee Malik, ha spiegato alla Star che gli studenti non saranno testati sulle loro abilità nella calligrafia khat e, secondo Malik, l'introduzione del khat dovrebbe consentire alle giovani generazioni di riconoscere e comprendere le basi del modulo di calligrafia, che è considerata un tesoro nazionale. Il ministro ha aggiunto che sta studiando i modi migliori per fare svolgere l'insegnamento e l'apprendimento del khat nelle scuole e che è consapevole delle preoccupazioni che alcune comunità hanno sulla questione.

Più drastico è stato il premier malese. Sottolineando che le voci di opposizione provengono solo da un piccolo segmento della società, il Primo Ministro Mahathir Mohamad ha affermato che il Khat è una forma d'arte di alto livello e ha dato un "cenno di approvazione" alla decisione di Maszlee, osservando che il governo sarà fermo nella sua politica di prosperità condivisa e non fermerà l'uso degli scritti delle altre lingue.

Il Mufti di Perlis, il predicatore salafita Asri Zainul Abidin, ha affermato che la calligrafia malese-araba del khat non è un tentativo di islamizzazione, ma solo una parte dell'eredità del paese. "Se scriviamo in forma romanizzata significa che diventeremo cristiani?", ha detto, spiegando che ci sarebbe "l'islamofobia alla base della tensione e della confusione che circonda l'introduzione della scrittura khat".

Ma queste dichiarazione non hanno placato le voci contrari all’iniziativa. Alla protesta degli educatori cinesi e tamil si è aggiunta quella del Consiglio consultivo malese di buddisti, cristiani, indù, sikh e taoisti, che ha respinto la scrittura jawi come parte della lingua malese. "La calligrafia khat è strettamente legata agli insegnamenti islamici. La lingua malese, invece, è una scrittura romanizzata".