Henin: "Sono stato un ostaggio dell'Isis, so di cosa hanno paura i jihadisti"

"So di cosa ha paura l'Isis". A dirlo è uno che i jihadisti li conosce bene. Nicolas Henin, francese, è stato ostaggio dell'Isis. Ha visto morire con la lama al collo i suoi compagni di prigionia prima di essere liberato

"So di cosa ha paura l'Isis". A dirlo è uno che i jihadisti li conosce bene. Nicolas Henin, francese, è stato ostaggio dell'Isis. Ha visto morire con la lama al collo i suoi compagni di prigionia prima di essere liberato. Adesso dopo gli attacchi di Parigi parla della sua esperienza e rivela qual è il vero timore dei jihadisti. "In questo momento non c’è alcuna strategia politica né alcun piano per confrontarsi con la comunità araba sunnita. Il gruppo Stato islamico crollerà, ma accadrà per un processo politico. Nel frattempo c’è molto da guadagnare all’indomani di queste atrocità, e la chiave è mantenere cuori forti e resilienti, perché è proprio quello che loro temono più di tutto. Io li conosco: si aspettano i bombardamenti. Ciò che temono è l’unità", racconta a l'Internazionale. Poi rivela i dettagli della sua prigionia. "Tutti quelli decapitati nel 2014 sono stati miei compagni di cella, e i miei carcerieri si divertivano a torturarci psicologicamente dicendoci un giorno che saremmo stati liberati, per poi dirci due settimane dopo: “Domani uccideremo uno di voi”.

Le prime volte gli abbiamo creduto, poi però abbiamo capito che raccontavano balle per divertirsi a nostre spese. Inscenavano esecuzioni finte. Una volta con me hanno usato il cloroformio. Un’altra volta si trattava di una scena di decapitazione. Un gruppo di jihadisti che parlavano francese urlavano: “Vi taglieremo le teste, ve le metteremo sul culo e caricheremo il video su YouTube”. Avevano preso una spada in un negozio di antiquariato. Ridevano e io stavo al gioco urlando, ma volevano solo divertirsi. Una volta andati via, mi sono voltato verso un altro ostaggio francese e mi sono messo a ridere. Era davvero ridicolo. Mi ha colpito vedere quanto siano connessi dal punto di vista tecnologico; seguono le notizie in modo ossessivo, ma sempre commentandole attraverso i loro filtri. Sono completamente indottrinati, si aggrappano a teorie cospirative di ogni genere, non ammettono contraddizioni", afferma. Infine fa un'analisi: "Perché la Francia? Le ragioni sono probabilmente molte, ma penso che abbiano identificato il mio paese come un anello debole in Europa, un luogo in cui è molto facile seminare divisioni. Ecco perché quando mi chiedono come dovremmo reagire, io rispondo che dovremmo agire in modo responsabile".

Commenti

Maver

Gio, 19/11/2015 - 13:55

Quando si dice: "il denaro non fa la felicita". La resilienza: queste qualità che non si può acquistare, ma dovrebbero essere il tratto distintivo, (unitamente all'onestà), di chi esercita la leadership. Uomini di tal fatta in democrazia godono della universalità di consenso, ma si dovrebbe far selezione in tal senso, mentre alle leve di potere sovente si accede per coptazione.