I discorsi di insediamento dei presidenti degli Stati Uniti

Tutti i discorsi più celebri di insediamento dei presidenti degli Stati Unidi d'America che si sono susseguiti negli anni

Il discorso di insediamento del presidente degli Stati Uniti d'America è un messaggio inaugurale che passa automaticamente alla storia. Negli anni tanti sono quelli ricordati da Roosevelt a Clinton, da Lincoln a Obama.

Thomas Jefferson nel 1801 incentrò il suo discorso sulla necessità di limitare l'intervento governativo ed è considerato uno dei testi di riferimento della tradizione libertaria americana. "Siamo tutti repubblicani, siamo tutti federalisti", disse indicando l'importanza di un esecutivo "saggio e frugale" in grado di proteggere i cittadini ma lasciandoli "liberi di esprimere la loro ricerca di operosità e crescita".

Nel 1841 William Hanry Harrison pronunciò il discorso più lungo della storia: 8.000 parole pronunciate in circa due ore, al freddo e sotto una pioggia battente. Per rafforzare la sua fama di uomo duro, Harrison si rifiutò di indossare il mantello e morì 30 giorni dopo il suo insediamento in seguito ad una polmonite fulminante.

"Con malanimo verso nessuno, con carità per tutti; con fermezza nel giusto - per quel che Dio ci consente di conoscere il giusto - battiamoci ancora per terminare l'opera intrapresa, per sanare le ferite del Paese...per fare tutto ciò che può servire a raggiungere e consolidare una giusta e durevole pace tra di noi e con tutte le nazioni", proclamò Abraham Lincoln nel suo secondo discorso di insediamento, il 4 marzo del 1865, mentre gli Usa uscivano dalla devastante guerra civile.

Roosevelt pronunciò il suo discorso inaugurale il 4 marzo 1933 quando il Paese era messo in ginocchio dalla Grande Depressione: "L'unica cosa di cui dobbiamo aver paura è la paura stessa", disse.

"Gli Stati Uniti e le altre nazioni che la pensano allo stesso modo sono in contrasto diretto con un regime che ha obiettivi opposti e un concetto di vita totalmente differente". Così il democratico Harry Truman, all'alba della Guerra Fredda nel 1949 nel suo discorso di insediamento, decise di marcare un confine netto tra democrazia e comunismo.

Celebre è la frase pronunciata da John Fitzgerald Kennedy il giorno del suo insediaento nel 1961: "Non chiedetevi cosa il Paese può fare per voi ma chiedetevi cosa voi potete fare per il Paese". Poi fece riferimento alla sua vittoria schiacciante contro Nixon dicendo che "la torcia è stata passata ad una nuova generazione di americani".

"Il governo non è la soluzione dei nostri problemi: è il problema", disse nel suo primo discorso inaugurale Ronald Reagan, uno dei presidenti più popolari d'America, venerato dalla destra americana e considerato un irrinunciabile termine di paragone per ogni repubblicano alla Casa Bianca.

"Oggi possiamo dichiarare che il governo non è il problema e che il governo non è la soluzione. Siamo noi, il popolo americano, la soluzione". Così dichiarò Bill Clinton nel suo primo discorso inaugurale, 16 anni dopo Ronald Reagan.

"I nemici della libertà e del nostro Paese non cadano in errore: l'America resta impegnata nella storia del mondo...affronteremo aggressione e malafede con risolutezza e forza", disse George W.Bush il 20 gennaio del 2001, senza immaginare l'orrore dell'attentato alle Torri Gemelle a meno di un anno dal suo insediamento, l'11 settembre dello stesso anno

Celebre anche il discorso di Barack Obama, primo presidente afroamericano della storia americana che disse che "ideali come la libertà e la ricerca della felicità sono inconfutabili ma non si sono mai realizzati da soli. Spetta a noi, il popolo americano, il compito di continuare questo viaggio infinito".

Commenti

cgf

Ven, 20/01/2017 - 14:41

William Hanry Harrison, ex-ufficiale, l'uomo duro che aveva improntato la campagna elettorale proprio contro i 'pappamolla' scaldapoltrone, fece il suo discorso di due ore in camicia, senza cappello ne mantello, pioggia battente, un mese dopo morì. Non esistevano ancora gli antibiotici.

cgf

Ven, 20/01/2017 - 14:45

libertà e la ricerca della felicità sono inconfutabili e nel cammino infinito di questi obiettivi, il premio nobel per LA PACE ha armato e fornito supporto logistico/tattico a gruppi terroristici, solo nel 2016 **nb senza essere in guerra** ha fatto sganciare oltre 26mila bombe di vario tipo. Grande uomo... DA DIMENTICARE.