I soldi del Qatar per il Paris Saint Germain

L'attentato al pullman del Borussia Dortmund riporta in auge la questione del rapporto tra calcio e jihadismo. Cosa c'è dietro la presidenza di Nasser Ghanim Al-Khelaïfi, patron del Psg, ma anche del Miami City?

Soldi, tanti soldi dal Qatar per il Paris Saint Germain. Il presidente qatariota che siede abitualmente nel palchetto delle autorità nello stadio "Parco dei Principi", non è però solo il principale azionista della squadra parigina. Il 10 gennaio 2015, pochi giorni dopo la strage di Charlie Hebdo, i tifosi del Bastia scrissero: "Il Qatar finanzia il Psg e il terrorismo". Cosa c'è dietro questa storia? Perchè un'indignazione così diffusa? Partiamo dalle basi.

C'è da tempo, specie nel dibattito contemporaneo sul finanziamento all'Isis, un caso Qatar. Dalla nazione in cui si svolgeranno i Mondiali di Calcio nel 2020, infatti, l'emiro che dispone del terzo giacimento di gas naturale al mondo per grandezza, sarebbero arrivati circa 40 milioni ai jihadisti. Questo almeno secondo Newsweek. Il Qatar, però, ufficialmente sostiene la coalizione anti-ISIS, tuttavia oltre le accuse arrivate da svariate nazioni arabe, esisterebbe anche un documento circolato in rete, una vera e propria guida qatariota alla lotta al fianco dei terroristi. Nel testo si parlerebbe di "1.800 volontari dai Paesi del Maghreb arabo e del Nord Africa pronti per combattere in Iraq, dopo aver terminato l’addestramento nei campi di Zintan, Bengasi, Zauia e Misurata". Secondo quanto rivelato da un anonimo diplomatico occidentale al Daily Telegraph, come riportato da Tempi, poi: "Ci sono fra otto e dodici soggetti in Qatar che raccolgono milioni di sterline per i jihadisti, e non lo fanno nemmeno di nascosto". "La maggior parte del denaro -riporta sempre la rivista- va a Jabhat al Nusra, ma le armi acquistate dal gruppo con tali risorse sono finite in buona parte nelle mani dell’Isis dopo che è scoppiato il conflitto fra le due organizzazioni e in molti casi la seconda ha avuto la meglio".

In passato, poi, sia Russia sia la Germania hanno accusato questa nazione di sostenere apertamente i terroristi dell’ISIS. Accuse che coinvolgono anche altri stati, definiti comunemente "canaglia", ma meno coinvolti negli affari del calcio. Sì, perchè se è relativamente facile trovare fonti convinte del presunto coinvolgimento del Qatar nel finanziamento al terrorismo, diviene più complesso legare concretamente tutto questo agli emiri.

Fatto sta che Tamim bin Hamad, nato nel 1980 a Doha, è l'attuale emiro dell'emirato. Egli è evidentemente sicuro del fatto che lo sport sia il primo viatico con cui la sua nazione possa promuovere la sua immagine a livello internazionale. Così, nel 2005, ha fondato il Qatar Sport Investments, la società proprietaria del Paris Saint-Germain. Grazie ad Al Khelaifi, infatti, attuale presidente della squadra parigina, il Psg finì quasi immediatamente la fondazione della società nelle mani qatariote. "Al Khelaifi non è membro della famiglia reale degli al Thani e non sarebbe così potente e ricco se non fosse per il suo passato da tennista. In realtà la racchetta gli ha portato solo qualche migliaio di dollari. Nel momento migliore della sua carriera ha raggiunto la posizione numero 995 del ranking Atp, abbastanza per diventare una stella in Qatar pur restando qualcosa meno che mediocre in contesto mondiale. Ma è sotto rete che ha incontrato Tamim bin Hamad al-Thani, suo compagno in nazionale ed emiro del Qatar dal 2013", si legge in questo pezzo. Un incontro tennistico, dunque, dal quale sarebbe nato un connubio destinato a fare faville nella Francia calcistica. Da allora, infatti, per l'universo del Paris Saint Germain si è aperta un'autostrada economica. Hamad bin Khalifa al Thani, il padre di Tamim, è stato il primo capo di Stato arabo a essere ricevuto all'Eliseo. Ad accoglierlo, allora, fu Sarkozy. Ottimi rapporti, poi, vennero consolidati anche con Hollande. Anne Hidalgo, inoltre, politico di sinistra e sindaco di Parigi, ebbe un vero e proprio colpo di fulmine per gli emiri del Qatar: si è distinto per sostenere concretamente la causa mossa da questi contro il vice presidente del Front national, Florian Philippot, colpevole secondo gli emiri di aver detto che il Qatar abbia un ruolo nel finanziamento del terrorismo. Proseliti sia nell'Ump sia nel Ps, a disegnare una parabola che piace a tutti i partiti tradizionali della Francia contemporanea.

Il Qatar, insomma, accusato da più parti di essere al centro dell'attività di finanziariamento dei terroristi, è ormai il vero e proprio motore dell'economia calcistica della Francia. Quanto meno mediante una delle società fondate dal suo attuale emiro. Collegare tutto questo alla presunta pioggia di milioni che dall'emirato arriverebbe all'Isis è complesso. Certo è che i vertici della squadra e quelli politici della nazione appaiono evidentemente correlati. Gli interessi della petrolmonarchia, peraltro, sono forti anche in Italia. I soldi in questione, però, sembrano non essersi fermati oltralpe: il quartiere Porta Nuova, a Milano, è saldamente nella mani degli al Thani. A Barcellona, poi, gli sponsor delle magliette hanno recitato prima Qatar foundation, poi Qatar airways. Che ruolo ha però tutto questo movimento di denaro nei confronti della propaganda salafita in Europa? E quanto sono coinvolti questi emiri nel finanziamento che la loro nazione apporterebbe al terrorismo jihadista? Domande irrisolte, che lasciano in sospeso qualche dubbio sugli sponsor presenti sulle magliette di alcune squadre di calcio.

Commenti
Ritratto di dr.Strange

dr.Strange

Mer, 12/04/2017 - 22:38

il calcio ricicla denaro sporco da un sacco di tempo. va ridimensionato pesantemente e riportato a livelli di normalità. la gente si renda conto e smetta di seguirlo per un pò di anni