I voli della morte in Argentina avvenivano con aerei Fiat

Un report del governo argentino svela come ci siano state complicità tra la Fiat e la giunta di Videla, l'azienda piemontese vendette alla dittatura i velivoli con cui venivano fatti sparire gli oppositori

È il giorno dell'orrore dello stato argentino il 24 marzo 1976. Un golpe militare guidato dal generale Jorge Videla, diede inizio a 7 anni di regime assoluto, di dittatura feroce, di torture, omicidi e repressione sanguinaria nei confronti di ogni forma di opposizione. L'Hitler della Pampa, così era stato ribattezzato il generale golpista, avviò un regime che vedeva in ogni uomo, donna, studente o lavoratore un possibile nemico o un avversario da eliminare. Ma se migliaia furono coloro che, considerati avversari della Patria, pagarono con la vita un'esigenza di libertà e giustizia, allo stesso tempo però vi fu anche un florilegio di compiacenti mani che strinsero patti con i generali argentini. Dalle gerarchie della Chiesa cattolica al Partito Comunista che fornì un appoggio critico al regime, dall'Unione Sovietica agli Stati Uniti, innumerevoli complicità vennero covate negli uffici della Casa Rosada e stando al report: ''Responsabilità delle imprese in delitti di lesa umanità: repressione a lavoratori durante il terrorismo di Stato'', elaborato dal Programma Verità e Giustizia del Ministero di Giustizia e Diritti umani di Argentina, si scopre che anche le imprese automotrici Ford, Fiat e Mercedes Benz supportarono Videla.

L' analisi riguarda i casi di sparizione di operai che lavoravano nelle fabbriche delle tre case automobilistiche. Per quel che riguarda la Ford 25 dei suoi 200 delegati, che formavano la commissione interna furono sequestrati e sparirono e il direttivo dell'azienda americana inoltre fornì un spazio che venne utilizzato come centro di detenzione clandestino.

In merito alla Fiat il report invece parla di 118 lavoratori che vennero sequestrati e di questi si pensa che 52 vennero uccisi anche se i corpi non sono mai stati ritrovati. La Mercedes Benz invece annovera 20 desaparecidos tra i suoi dipendenti e questo controllo dei lavoratori unito alla repressione militare che avveniva all'interno delle fabbriche, ha portato gli investigatori a sostenere che: ''il grado di collaborazione di queste imprese con la dittatura supera le relazioni di complicità che frequentemente si hanno nei regimi militari''.

Ma per quel che riguarda la casa automobilistica di Torino, la storia, grazie alle inchieste,a gli interrogatori e alle indagini, ha fatto emergere anche un altro retroscena inquietante: gli aerei con cui i militari lanciavano in mare o in fondo al Rio de la plata coloro che erano considerati ''oppositori'', erano velivoli Fiat. E' emerso infatti che l'Esercito argentino tra il '76 e il '77 ha comprato degli apparecchi dall'azienda piemontese e aveva addirittura inviato in Italia piloti militari perchè imparassero a manovrarli. I velivoli italiani utilizzati durante i voli della morte erano tre aerei Fiat G-222 (patenti AE-260, AE-261 e AE-262). Ma se un'identità alle macchine dell'orrore, a distanza di quarant'anni, è stata data, così ancora non è stato per molti dei 30mila desaparecidos argentini, parte dei quali scomparsi in mare dopo essere stati spinti fuori dai portelloni degli aerei di fabbricazione italiana.

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Commenti

brunog

Sab, 16/01/2016 - 18:07

Atrocita' e delitti non vanno mai giustificati. Si e' fatto piena luce sulle dittature di destra, quando verra' fatta piena luce sul comunismo? Per fare piena luce si potrebbe cominciare dal PCI.