Isis, le diverse procedure per rivendicare un attentato

L’Isis utilizza diversi canali di comunicazione in base al grado di responsabilità dell’organizzazione centrale con l’esecutore dell’attentato

Per rivendicare gli attentati avvenuti nelle ultime 48 ore a Parigi e Surabaya, l’Isis ha utilizzato due distinte procedure. L’obiettivo di ogni rivendicazione è quello di ridicolizzare l’apparato di sicurezza dell'Occidente ribadendo che il volere divino non è mai il medesimo e che si realizza tramite azioni semplici ed immediate. Quella definita come stupidità dei crociati è più volte menzionata nei testi jihadisti come ad esempio nel nono numero di Rumiyah o nell’edizione di Dabiq nel novembre del 2015. La letteratura jihadista va interpretata, non semplicemente tradotta in modo letterale. La stupidità va intesa come l’inefficacia dell’occidente nel prevedere e contrastare in modo efficace un’azione violenta isolata. Approfondendo il concetto, la stupidità crociata rappresenta l’occasione favorevole per colpire. Nella reinterpretazione teologica, la finestra temporale utile è sempre di ispirazione divina. La propaganda è essenziale per la sopravvivenza dell’Isis sia come gruppo che come idea per coltivare quella profondità strategica digitale. È un meccanismo prezioso con il quale far valere l’acquiescenza nel suo proto-Stato ed un’arma penetrante con cui affermare la propria egemonia terroristica all’estero. Negli anni a venire, servirà come bandiera attorno alla quale i veri credenti del califfato si raduneranno, una volta perduti i territori.

Diversa responsabilità, diversa rivendicazione

L’Isis utilizza diversi canali di comunicazione in base al grado di responsabilità dell’organizzazione centrale con l’esecutore dell’attentato. Il grado di responsabilità non dipende dal numero delle vittime o dalle dinamiche. Da ricordare, infine, che l’Isis utilizza le reti social come moltiplicatore di forze. A differenza di al-Qaeda che propende per operazioni scrupolosamente pianificate, lo Stato Islamico ha fin da subito incoraggiato chiunque nel prendere le armi in suo nome, utilizzando la più complessa ed efficace campagna di reclutamento sui social mai creata da un gruppo terroristico. Gli attacchi di Nizza dimostrarono al mondo che l'Isis e gli altri gruppi della jihad globale avevano abbandonato gli attacchi terroristici elaborati. Questi richiedono enormi quantità di denaro ed una attenta pianificazione ed espone le cellule ai servizi segreti. Nizza confermò l’evoluzione del terrorismo trasformato in brand.

L’immediata rivendicazione rientra nella strategia Isis

Fino allo scorso settembre la propaganda Isis era strutturata sulla immediata rivendicazione per dare l’illusione di una portata globale: una tattica che ha fatto molto presa in Europa. Tuttavia nel fallito attentato avvenuto il 15 settembre scorso all'altezza della stazione di Parsons Green, nella zona residenziale di Fulham, l’Isis ha adattato la sua propaganda. L’episodio non è stato ignorato, ma lodato. La mancata deflagrazione del rudimentale IED è stata del tutto accantonata, privilegiando le capacità del gruppo di colpire il Regno Unito per la quarta volta in sei mesi. Il terrorismo è un fenomeno lucidamente razionale, all'interno di una più ampia strategia di comunicazione politica coercitiva, dove la violenza viene usata nella deliberata creazione di un senso di paura per influenzare un comportamento e un determinato gruppo di destinatari. L'illusione di una tattica indiscriminata è essenziale per colpire psicologicamente coloro che sono sfuggite alle conseguenze fisiche di un attacco terroristico. Queste risposte comportamentali per massimizzare l'utilità negli ambienti strategici dinamici, sono riconducibili ad una logica strumentale alla base dei piani di azione. La razionalità procedurale spiega come il terrorismo è il prodotto di un'analisi logica del costo-beneficio, dell'utilità prevista e delle strategie coercitive all'interno di una serie limitata di opzioni disponibili per i gruppi politici non statali. Possiamo quindi affermare che l’attentato terroristico in se è un’azione razionale sorprendente che bilancia immediatamente le forze con il nemico (lo Stato) in un arco temporale strettamente limitato.

La rivendicazione dell’attacco di Parigi

Il successo non si misura con la forza delle armi o dal numero di soldati schierati, ma si ottiene con la molteplice coesistenza di un certo numero di fattori. I due principali fattori sono la posizione ed il tempo. La determinazione è un segno distintivo dell'esecutore solitario. Parliamo quindi di bidimensionalità dell’operazione solitaria nella sua doppia valenza politica e militare.

L’Isis ha rivendicato tramite la sua agenzia di stampa Amaq l’attacco avvenuto sabato scorso a Parigi, nella zona dell'Opéra, ad opera del 21enne Khamzat Azimov. L’uomo era già noto ai servizi segreti francesi poiché ritenuto a rischio radicalizzazione. Il bilancio finale è di un morto (un ragazzo di 29 anni) e cinque persone ferite. L'assalitore è stato neutralizzato dalla polizia. Tramite la sua agenzia di stampa Amaq, l’Isis ha diffuso una breve nota. Forma metrica standard, struttura semplice e compatibile con le precedenti. Le rivendicazioni solitamente non richiedono forme di saluto. Così come avvenuto per Sayfullo Saipov e Redouane Lakdim, sabato sera Amaq ignorava il nome dell’esecutore materiale del gesto.

“Un soldato dello Stato islamico ha effettuato un attacco a Parigi in risposta agli appelli lanciati per colpire i paesi della coalizione”.

Maggiori dettagli potrebbero essere inseriti nel prossimo numero di al-Naba. Tuttavia così come avvenuto nella rivendicazione dei precedenti attentati, al-Naba potrebbe dedicare solo un’infografica. Quest’ultima non andrebbe assolutamente confusa con le prime schede diramate dai sostenitori dell'Isis come ad esempio quelle pubblicate da Khattab Media Foundation e Wafa' Media Foundation. Al-Naba è un'opera settimanale molto semplice da produrre e diversamente dalla defunta Rumiyah, consta di poche pagine. L’attacco di Saipov venne rivendicato dall’Isis 48 ore dopo nel numero 104 del settimanale al-Naba. Per Saipov, l’Isis utilizzò la frase “soldato del Califfato”.

Isis: il grado di responsabilità

La frase “soldato dello Stato islamico” è solitamente scelta da Amaq per identificare “coloro che ricevono la chiamata”, indipendentemente dal fatto che abbiano o meno coordinato i loro attacchi con l'organizzazione centrale. La frase “soldato dello Stato islamico” è stata utilizzata in almeno sei attentati: Ohio State University, Marsiglia, Bruxelles, Londra, Malmo e quello avvenuto a ridosso del Parlamento inglese. Amaq si riferisce all’Occidente come “paesi della coalizione”, mentre il canale ufficiale Isis uitilizza la frase regno crociato. Anche il video postumo diramato da Amaq per l’attacco di Parigi non conferma un ruolo dell’organizzazione terroristica, ma un canale di comunicazione aperto tra Khamzat Azimov ed un Media Operative.

Il distaccamento di Surabaya

La frase utilizzata per consacrare un ruolo attivo o determinante del comando centrale Isis negli attentati è distaccamento di sicurezza o distaccamento operativo. Nelle rivendicazioni sul canale ufficiale dello Stato Islamico dove è presente la frase "distaccamento di sicurezza o distaccamento operativo" vi è sempre in antitesi la parola "crociati o forza crociata". Il distaccamento è da intendersi sia come organismo dell'organizzazione ribelle con sede fissa che della rete terroristica clandestina dispersa in tutto il globo. Al distaccamento spettano azioni meno frequenti e più dispersive. Ed è ciò che è avvenuto nella rivendicazione per l’attentato di Surabaya pubblicata non su Amaq ma sul canale ufficiale Isis. Rivendicando l'attentato alle chiese di Surabaya con un comunicato ufficiale, l’Isis ha confermato un certo grado di coordinamento che sarebbe mancato nell’attacco di Parigi.

Gli errori grammaticali dei Media Operative

Subito dopo l’attentato di Surabaya, i canali Isis hanno tradotto in diverse lingue il comunicato ufficiale del gruppo per celebrare l’attacco e massimizzare la diffusione social. Eppure le differenze del testo ufficiale con quelli tradotti dai Media Operative sono notevoli e palesano errori che il comando centrale Isis non avrebbe mai commesso. Prendiamo ad esempio la traduzione inglese del comunicato ufficiale Isis sull’attentato di Surabaya.

La parola Crusader, ripetuta due volte, è sempre scritta con la prima lettera maiuscola. La parola istishhad (martire) è scritta con la prima lettera minuscola, mentre per due volte ma scritta in modo diverso la parola Church (maiuscolo e minuscolo). Ancora più grave l’errore del primo rigo dove sono presenti le parole Allah, Khilafah e Crusader scritte con la prima lettera maiuscola con trust in minuscolo.

Tutte le parole riferite all’Occidente inteso come nemico sono sempre scritte in minuscolo in segno di disprezzo poiché non potrebbero stare sullo stesso piano letterale e simbolico delle altre come Allah, Dio o Jihad. Nella loro retorica le crociate invocano una guerra difensiva dell'Islam contro l'Occidente invasore. Secondo la distorta visione dell’Isis, il mondo è diviso in due parti (il riferimento è al discorso dell’ex Presidente Bush): o si è dalla parte dei crociati o con l’Islam. E’ uno stratagemma culturale nel tentativo di unire tutti i musulmani in una guerra religiosa. La strategia dialettica ha un fine ben preciso: inquadrare il conflitto in un’ottica religiosa e politica. Con il termine “crociati” l’Isis identifica tutti i nemici dell’Islam. L’ossessivo utilizzo della parola nei testi è strutturato per rendere sempre viva nella mente nei lettori il ruolo dell’Occidente come storico invasore e nemico religioso. Poiché non esiste distinzione (il contenitore crociato annovera tutti i nemici), si rendono implicitamente colpevoli anche i civili, rei di supportare e legittimare qualsiasi tipo di conflitto in Medio Oriente. Ecco perché anche i “crociati civili” diventano obiettivi legittimi di una guerra. Nelle nozioni storiche date ai lettori, l’Isis spiega che i crociati sono sempre stati sconfitti nel tempo nonostante i loro diversi tentativi di soggiogare il Medio Oriente. Il termine, quindi, rientra in un preciso messaggio di speranza, lotta e vittoria ciclica. Dichiarando gli occidentali come crociati, l’Isis tenta di legittimare la sua battaglia contro coloro che vogliono conquistare la terra della fede, screditando tutti i loro sforzi bellici. L'Isis si definisce come il ramo puro dell'Islam nella sua forma più vera, la sua autorità si basa sulla religione

La strategia di comunicazione salafita-jihadista è strutturata per garantire una finestra di visibilità unica: da zero ad eroe (antieroe per l’occidente). Come ben sappiamo, l’Isis ha perfezionato l’utilizzo di internet, ottimizzando una macchina della propaganda pronta ad attivarsi per esaltare le gesta di un attentato nel mondo. Negli ultimi tre anni abbiamo assistito ad una procedura standard: il simpatizzante compiva la strage, l’Isis otteneva uno spot di portata globale determinato anche dall’assenza dei protocolli di esposizione sui media. Chiunque, senza alcuna particolare abilità, ma solo con una volontà di ferro, ha già dimostrato di poter uccidere la gente e farsi ammazzare partecipando al macabro rituale degli omicidi. La maggior parte non ha avuto bisogno di una motivazione individuale. Avvenuto l’attacco l’Isis poneva il proprio sigillo, glorificando gli esecutori ed il loro martirio nella jihad contro i miscredenti. La rete fa il resto. Romanzando il successo del terrore lo si rende accessibile a chiunque. Il terrorista della porta accanto, nonostante possa ricevere un indottrinamento sul campo, non potrà mai essere considerato alla stregua di un soldato, ma ha dalla sua l’anonimato e quella capacità di essere insospettabile.

Soldato, Distaccamento operativo o Media Operative: consacrare l'attivismo

Il "Media Operative, You Are a Mujahid, Too", è l'edizione riveduta ed aggiornata delle precedente guida pubblicata dallo Stato islamico nel 2014. 55 pagine che rappresentano la guida strategica jihadista, concepita per fornire gli strumenti essenziali per sfruttare la copertura dei media. L’uso della rete è essenziale sia per continuare ad attirare reclute che per preservare la lealtà dei seguaci. Nel documento si spiegano le ragioni dell’importanza dei media ed il ruolo di coloro che materialmente realizzano i messaggi, considerati alla stregua dei mujahidin. E’ evidente l’obiettivo di tale struttura verbale: consacrare la partecipazione di un’altra frangia di guerrieri, classificandone il loro ruolo grazie al loro attivismo. Grazie a questa nuova visione, la distinzione tra supporto ed appartenenza non esiste più. L'Isis si rivolge quindi ai propri seguaci che possono contribuire alla causa con il minimo sforzo, favorendo l’assorbimento degli aspiranti sostenitori. Il documento offre l’esortazione teologica e la consulenza strategica per gli operativi dei media. Testi come il Media Operative, You Are a Mujahid, Too, sono stati erroneamente giudicati come semplice propaganda dall’Occidente. Rappresentano, invece, dei validi strumenti per migliore la comprensione della logica alla base della strategia mediatica e di propaganda dell’Isis. Il Media Operative, You Are a Mujahid, Too rappresenta un cambiamento nella strategia di comunicazione salafita-jihadista per tutte le future operazioni di informazione