Islanda, parità salariale tra donne e uomini diventa legge

Da oggi in Islanda la parità di retribuzione tra donne e uomini è sancita per legge: l'obiettivo è di azzerare il divario salariale di genere entro il 2022

La parità tra i sessi è legge in Islanda.

A partire da oggi le imprese con almeno 25 dipendenti sono obbligate a garantire e certficare a tutti i lavoratori pari retribuzione, indipendentemente da sesso, origine etnica o nazionalità. Il divario retributivo nel Paese, infatti, è tale che le donne islandesi guadagnano in media dal 14 al 18% in meno rispetto gli uomini a parità di mansioni e qualificazione.

In precedenza, inoltre, erano state introdotte delle quote rosa che prevedono un minimo del 40% di donne nei consigli di amministrazione di aziende con più di 50 dipendenti.

La legge, che era stata annunciata l'8 marzo proprio in occasione della Giornata Internazionale della Donna, fa parte del programma varato dallo Stato nordico con l'obiettivo di azzerare il divario retributivo di genere entro il 2022.

Secondo l’Organizzazione mondiale del Lavoro, senza la forzatura imposta da questa norma, ci vorrebbero almeno altri 70 anni per colmare il cosiddetto "gender gap".

"È il momento giusto per fare qualcosa di radicale - ha dichiarato Thorsteinn Viglundsson, il ministro dell’Uguaglianza e degli Affari sociali - I diritti umani sono diritti uguali per tutti. Dobbiamo fare in modo che gli uomini e le donne godono di pari opportunità sul luogo di lavoro. È nostra responsabilità adottare ogni misura per raggiungere questo obiettivo".

Lo scorso ottobre, in tutta l'Islanda migliaia di lavoratrici avevano smesso di lavorare alle 2.38 ed erano scese in piazza per una protesta collettiva contro le disparità di trattamento. Le disparità retributive del Paese, infatti, sono tali che da quell'ora esatta in poi le donne lavorano gratis fino al termine della giornata lavorativa, hanno spiegato i sindacati e le organizzazioni femminili.

Un divario che non ha impedito all'Islanda di classificarsi per otto anni consecutivi come il miglior Paese al mondo per l’uguaglianza di genere nella lista del World Economic Forum.

L'Italia, invece, non supera la 49esima posizione su 145 Paesi analizzati, segno che c'è ancora tanto da fare prima di poter raggiungere la partà dei sessi nello stivale.

Commenti
Ritratto di hernando45

hernando45

Mer, 29/03/2017 - 23:27

Entro il 2022!!!lol lol.

nunavut

Gio, 30/03/2017 - 02:32

Che il salario sia uguale non fa una piega ma (c'é sempre un ma) la donna dovrà fare lo stesso lavoro,anche se fisicamente pesante,come richiesto all'uomo.Vicenda vissuta su una linea di produzione,stessa paga, ma loro (le donne) non alternavano i posti di lavoro pesanti con i maschi,se per caso arrivava loro d'incappare in un lavoro pesante richiedevano l'aiuto del lavoratore che la precedeva o che la seguiva sulla linea di produzione.Stesso salario,stesso lavoro senza scuse di GENERE.

nunavut

Gio, 30/03/2017 - 02:34

Volevo aggiungere che parecchi anni fa la speranza di vita delle donne era di molto superiore agli uomini,con l'avvento delle donne sul mercato del lavoro la loro speranza di vita é diminuita e si ravvicinata a quello dei maschi. Ora mi chiedo per quale ragione ?? lascio alle donne la possibilità di una risposta.

Silvio B Parodi

Gio, 30/03/2017 - 03:25

credono di aver ottenuto qualche vantaggio... succedera' che a pari salario assumeranno solo uomini, il perche' e semplice: gli uomini non partoriscono e non hanno la possibilita' di stare a casa un anno e di uscire prima per allattare, quindi??????secondo voi chi assumeranno in un cantiere? e in una fabbrica di copertoni?,o in una salina??? l'unico posto per le donne ritornera' ad essere, commessa o segretaria quindi indietro di 30 anni.

Silvio B Parodi

Gio, 30/03/2017 - 03:27

ecco facciamolo anche in Italia, poi ridiamo!