Islanda, il partito dei pirati pronto a governare

Il partito dei pirati islandese è dato come vincente alle elezioni di venerdì prossimo. Si ispira ai Cinquestelle e propone la democrazia partecipata, tasse ai ricchi e la depenalizzazione delle droghe

Tasse ai più ricchi, difesa della privacy, neutralità del web e la depenalizzazione delle droghe. È questo il programma che porterà avanti il Partito dei pirati islandese se venerdì, come sembra dai sondaggi, vincerà le elezioni politiche.

Stando alle ultime rilevazioni questo partito, che fino al 2012 nemmeno esisteva, è accreditato del 22%. Si ispira al Pyratbyran svedese, il movimento svedese di hacker che lottava contro il copyright e per la difesa di diritti civili e libertà digitali. Una forza anti sistema, fatta di attivisti, non politici di professione, molto simile anche al Movimento Cinquestelle nel denunciare la corruzione della classe politica e per vedere nella democrazia diretta il miglior metodo per prendere le decisioni.

La fondatrice Birgitta Jónsdóttir è una poetessa di 49 anni, ex attivista di WikiLeaks che ha promesso che, in caso di vittoria, offrirà asilo a Edward Snowden. A differenza di altre forze anti establishment, però, il partito non propone ricette rivoluzionarie in economia considerato anche che l’Islanda al momento gode di una crescita del Pil del 4,3% e ha un tasso di disoccupazione del 3%. Tutto merito del boom del turismo che ha consentito all’Isola di superare la bancarotta del 2008.

In caso di vittoria, i pirati saranno però costretti a formare un governo di coalizione. I 20 seggi che probabilmente conquisteranno non saranno sufficienti ad avere la maggioranza assoluta (32 deputati su 63) ma la leader dei pirati ha escluso alleanze con i due partiti attualmente al governo. Si tratta del partito dell’indipendenza, di orientamento di centrodestra, dato al 21% e dei centristi del partito progressista, del dimissionario premier Sigmundur Davið Gunnlaugsson, travolto dallo scandalo dei Panama Papers.