Israele-Hamas: è più guerra di prima

Nove bambini morti negli attacchi a un campo profughi e a un ospedale. Cinque israeliani uccisi

Gli appelli diplomatici sono parole che cadono nel vuoto. Dentro e attorno alla Striscia di Gaza si continua a sparare, e a morire. Nella terza settimana di guerra il bollettino degli attacchi è fittissimo, sale con il trascorrere delle ore.

Un bambino palestinese ucciso da un colpo di cannone di un tank israeliano nelle vicinanze del campo profughi di Jabalya, un'altra decina di civili uccisi da missili che hanno colpito un ambulatorio in disuso dell'ospedale Shifa, il principale di Gaza City, e un campo profughi di Shati. Gerusalemme ha negato di aver preso di mira l'ospedale, attribuendo l'accaduto a del materiale esplosivo nascosto o alla caduta di un razzo sparato da Hamas. Quattro civili israeliani hanno perso la vita e altri sette sono rimasti feriti per un colpo di mortaio sparato dalla Striscia verso Eshkol, nel sud del Paese, dove sorge un centro che coordina aiuti alla popolazione. L'attacco è stato rivendicato da Hamas. Le sirene di allarme sono suonate anche nel nord di Israele, attorno ad Haifa, mentre cinque miliziani di Hamas che si erano infiltrati nei pressi del kibbutz Nahal Oz, nel Neghev occidentale, sono stati uccisi da militari israeliani, che poi hanno proseguito le perlustrazioni nella zona circostante.

Inutile l'intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che con una dichiarazione ha esortato Israele e Hamas ad estendere la tregua anche dopo la fine del Ramadan. Poche ore dopo il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon ha bollato come «irresponsabili» e «moralmente in errore» i leader di entrambe le parti. Il muro contro muro, in questa guerra che ha già ucciso ben più di mille palestinesi e 45 israeliani, prosegue con ostinazione. Nel tardo pomeriggio di ieri le autorità israeliane hanno invitato i civili di Sajaya e di Al-Zaytun a lasciare le proprie case e dirigersi verso la parte centrale di Gaza: un ordine di evacuazione che ha il sapore di un attacco imminente. Infatti Benjamin Netanyahu ha ribadito in serata: «Non vi è guerra più giusta di questa, non ci fermeremo finché non avremo neutralizzato tutti i tunnel del terrore a Gaza». Il premier israeliano respinge le sollecitazioni dell'Onu, in una telefonata al segretario generale Ban Ki Moon ribadisce che non si sta tenendo conto delle richieste di Israele, cioè la smilitarizzazione della Striscia, né «del fatto che Hamas ha trasformato i civili di Gaza in scudi umani». Il leader dell'Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas contro-accusa Netanyahu: «Non vuole un governo di unità palestinese, né una soluzione politica. Questa è la vera ragione per quello che sta accadendo a Gaza». A rincarare la dose il capo di Hamas, Khaled Meshaal, in un'intervista all'emittente americana Cbs: «Non combattiamo con gli ebrei perché sono ebrei, ma non possiamo coesistere con gli occupanti». E sull'ipotesi di riconoscere lo Stato di Israele: «Quando ci sarà uno Stato palestinese, allora quello deciderà sulle sue politiche. Il popolo palestinese dirà la sua quando avrà il suo Stato».