Francia, morto Jacques Chirac

Due volte primo ministro, sindaco di Parigi per quasi 20 anni e due volte Presidente della Repubblica aveva 86 anni

Due volte primo ministro, sindaco di Parigi per quasi 20 anni e due volte Presidente della Repubblica. Jacques Chirac, deceduto oggi all'età di 86 anni, è stato il perno dello schieramento moderato e di centrodestra.

Jacques Chirac, dagli studi all'Enà al ruolo di primo ministro

Nato nel ’32 in una famiglia borghese, negli ’50 partecipa come soldato alla guerra d’Algeria e frequenta l’Enà (all’ècole nationale d’administration), la prestigiosa scuola della pubblica amministrazione francese, al termine della quale entra a far parte della Corte dei Conti. Ben presto, però, si interessa alla politica tra le fila della sinistra diffondendo l’Humanité e, solo negli anni ’60, si avvicina al gollismo come pupillo di Georges Pompidou, il successore di Charles De Gaulle, padre della Quinta Repubblica francese. Nel 1967 viene eletto per la prima volta deputato dell’Assemblea Nazionale e già dal 1971 assume incarichi da ministro. Tra il 1971 e il 1974 è ministro dei Rapporti con il Parlamento, dell’Agricoltura e dell’Interno, mentre nel 1974 assume per due anni la carica di primo ministro dopo la vittoria del centrista Valéry Giscard d'Estaing che aveva appoggiato, nonostante il candidato del suo partito fosse un altro. In questi anni fa approvare la legge sull’aborto e spalanca le porte della Francia agli immigrati.

Gli anni '70 e '80: la nascita del Rpr e le sconfitte contro Mitterand

Nel 1976 avviene la rottura con Giscard d'Estaing e, una volta dimessosi da primo ministro, Chirac cambia nome e volto al partito gollista che diventa RPR (Rassemblement pour la République). L’anno successivo diventa sindaco di Parigi, carica che manterrà fino al 1995, per un totale di 18 anni ininterrotti. Alle Europee del 1979 esordisce il suo Rpr con un deludente 16%. Nel 1981 prova a prendersi l’Eliseo, fa da terzo incomodo nella sfida tra Giscard e il socialista Francois Mitterand, favorendo di fatto la vittoria di quest’ultimo al ballottaggio. Al primo turno, infatti, il presidente uscente ottiene il 27,8% contro lo sfidante socialista che insegue con il 26%, mentre il 18% non basta a Chirac per arrivare al secondo turno dove vota solo “a titolo personale” per Giscard d'Estaing, decretando di fatto la sua sconfitta. La prima vera vittoria elettorale, ottenuta alle urne a livello nazionale, arriva nel 1986 quando Chirac, a capo di una coalizione che riunisce centristi e gollisti, vince le politiche e diventa primo ministro. Inizia la difficile coabitazione con Mitterand da cui si discosta soprattutto per quanto riguarda l’Europa. Il premier gollista, infatti, per buona parte della sua carriera, è stato scettico e tiepido sulla formazione dell’Unione europea ma, in questi anni, è costretto a cambiare sempre di più questa sua posizione. Nel 1988 Chirac sfida di nuovo Mitterand ma, stavolta, arriva quantomeno al ballottaggio battendo al primo turno la concorrenza dell’altro odiato centrista, quel Raymond Barre che due anni prima aveva preso il suo posto come primo ministro. Al ballottaggio Mitterand sconfigge Chirac 54 a 46. A determinare questa sconfitta è soprattutto la netta contrarietà del leader gollista di fare accordi con l’estrema destra di Jean Marie Le Pen che viaggiava attorno al 15%.

Chirac per due volte all'Eliseo

Nel 1993 il centrodestra stravince le elezioni Politiche ma a diventare primo ministro è Édouard Balladur che, due anni dopo, giocherà il ruolo di terzo incomodo nelle Presidenziali che vedono Chirac vittorioso. Dopo aver molto tiepidamente espresso il suo sì al referendum sul Trattato di Maastricht (che passa col 51%), Chirac batte l’amico Balladur e il socialista Lionel Jospin sulla base di un programma teso a ricucire la “frattura sociale” e ridurre la disoccupazione. Estromesso, dunque, Balladur dal ballottaggio, il capo dei gollisti viene eletto presidente della Repubblica con il 52,6%. Il socialista Jospin si rifarà nel 1998 vincendo le Politiche e costringendo Chirac a un non facile “coabitazione” nel corso della quale diventano legge i pacs e la riforma del lavoro con l’introduzione delle “35 ore”. Per le presidenziali del 2002 Chirac allarga il fronte moderato e trasforma il suo Rpr in Ump (Unione per un movimento popolare). Ancora una volta la corsa verso l’Eliseo è a tre: il gollista Chirac a rappresentare il centrodestra moderato, Jospin per i socialisti e Jean Marie Le Pen per l’estrema destra. La vera novità è proprio quest’ultimo che riesce a ottenere, per la prima volta, il ballottaggio, mentre la sinistra ne resta fuori. Nasce così un asse tra gollisti e socialisti per fermare l’avanzata del Front National e Chirac viene riconfermato con una “percentuale bulgara” dell’82%. Il suo secondo mandato, benché privo di “coabitazioni” si presenta più breve e più accidentato del primo. Più breve perché una riforma costituzionale, voluta dall’ex primo ministro Jospin, ha trasformato il settennato in un quinquennio.

Gli anni 2000: dall'addio all'Eliseo ai processi

Dal 2002 al 2007 nomina due primi ministri Jean-Pierre Raffarin e Dominique de Villepin e subisce l’ascesa dell’allora ministro dell’Interno Nicolas Sarkozy che lo costringe al ritiro. Chirac, colpito da un ictus nel 2005 e travolto dal no al referendum sulla Costituzione europea e dalla rivolta delle ‘banlieue parigine’, è costretto a cedere. “Cari compatrioti, al termine del mandato che mi avete affidato, è arrivato per me il momento di servirvi in modo diverso da ciò che ho fatto negli ultimi dodici anni. Dunque non solleciterò un nuovo mandato presidenziale”, dice in un messaggio televisivo alla nazione il 74enne Chirac che, in qualità di ex presidente, diventerà così membro di diritto del Consiglio costituzionale. Ad attenderlo fuori dall’Eliseo, ormai privo dell’immunità presidenziale, c’è però il processo su 21 assunzioni fittizie effettuate quando lui era sindaco di Parigi ed altre inchieste sempre relative a reati che avrebbe commesso in qualità di primo cittadino della Capitale. Nel frattempo le condizioni di salute dell’ex presidente si aggravano, colpa dell’avanzare dell’Alzheimer. Alla fine Chirac viene condannato a due anni di detenzione con la condizionale per i reati di “abuso di potere” e “interesse privato in atti pubblici”.

Commenti
Ritratto di ohm

ohm

Gio, 26/09/2019 - 12:51

Leggendo la storia di ogni uomo politico si vede sempre che entra in ballo la giustizia! Ma è mai esistito un politico che NON HA MAI AVUTO A CHE FARE CON LA GIUSTIZIA? PROBABILMENTE NO ! ECCO PERCHE' IO NON SONO UN POLITICO!

Ritratto di Sniper

Sniper

Gio, 26/09/2019 - 13:05

'Davanti a lui tremava tutta Parigi'.

Klotz1960

Gio, 26/09/2019 - 13:17

E' stato l'ultimo Presidente francese stimabile. Dopo, una ininterrotta catastrofe.

Ritratto di Jiusmel

Jiusmel

Gio, 26/09/2019 - 13:50

Un grande che passerà alla storia. In Francia dopo di lui solo quaquaraqua....

Lugar

Gio, 26/09/2019 - 14:17

Da italiano lo rimpiango.

Romasso

Gio, 26/09/2019 - 15:52

Un grande Presidente, di un'altra levatura. Concordo con i commenti precedenti: da italiano lo rimpiango, e dopo di lui solo esseri spregevoli.

Ritratto di Beppe58

Beppe58

Gio, 26/09/2019 - 16:18

Scusate. Dimenticavo l'ineffabile e forbito Nicky Vendola. 7 anni di contributi (per quale lavoro?), pensione a 57 anni. 5618 euro al mese. Se volesse partire anch'egli...

Ritratto di Beppe58

Beppe58

Gio, 26/09/2019 - 17:45

Bonanno ultimo stipendio 331000. Prodi tre pensioni, totale 14000 euro. Napolitano 900.000 euro l'anno, reversibili. Monti 11 case e 32000 euro al mese. Domanda: perché non ci lasciano anche loro? Gli italiani piangerebbero. D gioia....

repetto74

Gio, 26/09/2019 - 18:31

Chissenefrega. Ancora uno che ha corrotto il continente africano fino al midollo per poi ritrovaceli noi in casa. Vai al diavolo ti aspetta!

pasquinomaicontento

Gio, 26/09/2019 - 19:01

Leggo che i nostri mammasantissima nun è che se la passino male,Prodi tre penzioni,er GUF-ino 900.000 moxtaxci sua e der medico che lo fà regge co' le zeppe,Bonanno che manco sò chi sia, urtimo ladrocinio 331.000...ma perchè s'hanno da legge abbominevolità simili e c'è chi pe' magnà ha d'annà a riccoje li scarti che li fruttaroli butteno nei secchi de la monnezza...a la fine der mercato.A Padretè' se ce sei batti un colpo,dopo tutto,nun semo tutti figli tua, e allora...-Me passa sto penziero pe' la mente-Pe' tanti bello e pe' tant'artri brutto-Chi nun c'ha gnente nun ciavrà mai gnente-E chi c'ha tutto :ciavrà sempre tutto...

cir

Gio, 26/09/2019 - 20:55

io non lo rimpiango cosi pesantente , anche se noi italiani un Presidente cosi mai l' abbiamo avuto neanche nei sogni. Dopo DE GAULLE , la FRANCIA non ha avuto molto inpiu' di quanto avrebbe meritato .

Ritratto di Beppe58

Beppe58

Gio, 26/09/2019 - 23:35

Pasquinomaicontento, Bonanno è stato un sindacalista. Ho detto tutto. I sindacati. Una metastasi tutta italiana. Se non ci fossero i lavoratori, non esisterebbero e non farebbero danni, non si arricchirebbero a spese nostre e, forse, sarebbero costretti sudarsi la pagnotta ogni santo giorno, come fanno i comuni mortali.