Il killer 23enne di origine libica filmato con la borsa esplosiva

Salman Abedi si è fatto saltare in mezzo ai ragazzini dopo il concerto. Per la polizia avrebbe agito da solo: altri tre fermi

S affie Rose è l’immagine dell’innocenza ghermita dalla ferocia del terrorismo di matrice islamica, che questa volta ha colpito in maniera più vigliacca e meschina del solito, mettendo nel mirino teenager e bambini. Saffie Rose, la cui foto sta facendo il giro del mondo, aveva solo 8 anni. È la vittima più giovane dell’attentato di lunedì sera all’Arena di Manchester, che in pochi minuti si è trasformata in un nuovo Bataclan. Le modalità ormai appartengono al più aberrante tra i «copia e incolla» dei tagliagole dal drappo nero: un kamikaze, Salman Ramadan Abedi, 22enne figlio di una coppia di libici fuggiti dal regime di Gheddafi, già noto alle forze dell’ordine perché combattente contro il Colonnello nel 2011, si è fatto esplodere in un’area affollata di giovanissimi che stavano assistendo al concerto dell’artista pop americana Ariana Grande. La violenta deflagrazione ha spezzato 22 giovani vite. I feriti sono almeno 120, dei quali 12 (tutti sotto i sedici anni) figurano in condizioni disperate. Risultano almeno 11 dispersi, perché Abedi ha innescato una borsa esplosiva confezionata con il Tatp, la famigerata «madre di Satana» (sperimentata a Parigi e a Bruxelles), zeppa di chiodi e bulloni, che ha straziato le vittime rendendole irriconoscibili. L’Isis ha messo in scena un copione ampiamente collaudato, partendo dalla rivendicazione del massacro, affidata alla solita agenzia (del terrore) Amaq. «Per chi venera la Croce e i loro alleati il peggio deve ancora venire», si legge. La mattanza si è consumata intorno alle 22.30 (le 23.30 italiane) di lunedì, pochi istanti dopo la fine della performance di Ariana Grande. Un tweet dell’account (poi sospeso) @owys663, forse di Abedi o di un suo complice, aveva anticipato alle 18.42 ciò che sarebbe accaduto. L’improvviso boato, avvertito persino nella parte opposta della città, ha scatenato il panico tra gli spettatori. La deflagrazione, provocata dalla borsa esplosiva del kamikaze morto sul colpo, si è verificata nella zona della biglietteria, sul percorso che dall’Arena porta alla stazione della metropolitana Victoria. La struttura (la più grande indoor d’Europa con i suoi 21mila posti) era affollata soprattutto di giovani e giovanissimi e si è trasformata in una trappola per topi, per via dell’esplosione e della calca che ne è seguita. Tutto quello che è accaduto dopo è stato ricostruito dalle testimonianze dei sopravvissuti e dalle centinaia di immagini riprese dai telefonini e postate sui social. Sono fotogrammi che mettono i brividi, registrati da testimoni che hanno documentato l’orrore, la disperazione, le urla, il fuggi fuggi e i corpi a terra, inanimati come bambole di pezza. La premier Theresa May ha presieduto il comitato Cobra convocato d’urgenza. Gli inquirenti stanno indagando sull’eventualità che Salman Abedi (ripreso dalle telecamere prima dell’attentato) faccia parte di un gruppo più ampio, ma le uniche cose che sono saltate fuori riguardano i due profili Facebook della sorella 18enne Jomana: in uno incita all’integralismo religioso e nell’altro esalta la sua vita occidentale. Nella mattinata di ieri i raid della polizia a Chorlton Cum Hardy (sobborgo a sud di Manchester), hanno portato all’arrestato di un 23enne considerato complice nell’azione criminosa e a perquisizioni nel quartiere di Fallowfield, dove vive la famiglia libica. La tensione è alle stelle. A Manchester il centro commerciale Arndale (nel cuore della città) è stato evacuato dopo un’informativa dell’intelligence che parlava di «attentato imminente». Un uomo è stato fermato e il centro commerciale riaperto. Nelle stesse ore a Londra la polizia ha effettuato un’operazione di bonifica in Victoria Station per un pacco sospetto, e a Dubai è stato evacuato un aereo della Virgin Atlantic, in partenza per Heathrow, a causa di un allarme bomba. La May ha inoltre rivelato come le «possibilità di un nuovo attentato sono purtroppo probabili». Nonostante la minaccia, in migliaia ieri sera hanno partecipato alla veglia in Albert Square con i cartelli che recitavano «Peace+Love Manchester».