L'altro fronte L'avanzata dell'Isis in Irak e Siria

C'è un'altra guerra in Medio Oriente, ed è quella che sta mettendo a ferro e fuoco l'Iraq e la Siria. Porta un'unica firma, dei jihadisti dell'Isis, i miliziani dello Stato islamico. Che hanno auto proclamato un califfato fra i due Paesi, riuscendo a mettere le mani sull'area che si estende dalla città siriana di Aleppo fino al governatorato iracheno di Diyala. E portano avanti su entrambi i fronti un'avanzata violenta in nome dell'Islam. Ieri cinque autobomba hanno colpito Bagdad, in diversi quartieri della città, tutti a maggioranza sciita uccidendo 22 persone e ferendone oltre 70. È stato uno dei giorni di maggiore violenza da quando i ribelli jihadisti dell'Isis hanno cominciato la loro offensiva nel Paese. È drammatica la situazione anche nell'area attorno a Mosul, nel nord: le truppe jihadiste il mese scorso hanno preso il controllo della città, la seconda più grande dell'Irak, e venerdì hanno lanciato un ultimatum alle famiglie cristiane che erano rimaste, nonostante le sempre più intense minacce nei loro confronti: convertitevi all'Islam, oppure pagate la Jiziya, cioè la tassa dovuta dalle minoranze non musulmane secondo gli antichi dettami islamici. La terza via, lasciare il Paese. «Altrimenti useremo la spada», hanno ripetuto i miliziani. Ecco perché ieri, giorno della scadenza dell'ultimatum, è cominciato l'esodo di centinaia di famiglie cristiane. A Mosul hanno lasciato le loro case e tutti i loro averi, che sono stati requisiti dai jihadisti. Secondo alcuni testimoni lungo la strada sono stati fermati ai posti di blocco dello Stato islamico, dove sono stati derubati di soldi e oggetti di valore che avevano nelle loro auto. Mosul si è svuotata dei suoi cittadini cristiani, 35mila fino a un mese fa, 60mila nel 2003. Le loro erano già state contrassegnate nei giorni scorsi con la lettera «N», che sta per «Nassarah», termine con cui si fa riferimento ai cristiani. Intanto il vescovado, compresa la ricca e preziosa biblioteca che custodiva, è stato dato alle fiamme dai jihadisti. «Quanto sta accadendo è una vergogna per la comunità internazionale», ha detto il patriarca della Chiesa cattolica sira, Ignace Joseph III Younan, intervenendo a Radio Vaticana. Papa Francesco ha fatto sapere di seguire con preoccupazione quanto sta accadendo. L'altro fronte è quello siriano, aperto da un anno: nella provincia di Homs, secondo l'osservatorio per i diritti umani, 270 persone sono state uccise negli scontri per il controllo di sito gasifero di al Shaar dalle truppe di jihadisti di Abu Bakr al Baghdadi. Secondo il direttore dell'ong Rami Abdel Rahman «si tratta dell'operazione più sanguinosa messa a segno dallo Stato islamico». Che oggi controlla il 35 per cento del territorio siriano.