"Il Califfo aveva gli ingredienti per costruire la bomba sporca"

Conquistando Mosul nel 2014, l'Isis avrebbe avuto accesso alle scorte di cobalto-60 presenti in città. Sono state rinvenute intatte. Concepire un attacco radiologico

L'Isis non ha mai utilizzato le sostanze radioattive requisite a Mosul nel 2014 per realizzare un IED sporco.

Nel 1986 il rapporto a cura dell’International Task Force on the Prevention of Terrorism paventava il rischio del terrorismo nucleare ed invocava maggiori controlli e sistemi di protezione opportuni per evitare la detonazione di un ordigno. Nel novembre del 2006, sappiamo che al-Qaeda era alla ricerca di armi nucleari che avrebbe fatto detonare nelle principali città del Regno Unito. Le testate micro-atomiche sono armi tattiche con una potenza relativamente bassa, ma ideali per il terrorismo nucleare. Quando la sostanza radioattiva è combinata con l’esplosivo si parla di bomba sporca. In questo caso è la detonazione che disperde il materiale radioattivo. E’ un sistema d’arma nettamente inferiore come potenza rispetto ed una esplosione nucleare. Tuttavia la ricaduta degli agenti coinvolti, grazie anche ai venti, si estenderebbe oltre gli effetti dell'esplosione, soprattutto se si verificassero delle detonazioni superficiali ad alto rendimento. Nelle intenzioni, un IED sporcato con tale architettura aggiungerebbe all’effetto letale immediato anche quello differito (andrebbero comunque valutati diversi fattori). L’Isis, secondo i dati diramati poche ore fa dal Washington Post, conquistando Mosul nel 2014, avrebbe avuto accesso alle scorte di cobalto-60, necessarie per il funzionamento di due macchine per la radioterapia acquistate negli anni ‘80 per i centri tumorali. Il cobalto-60 sarebbe stato ingrediente fondamentale in un IED sporco. I funzionari statunitensi inoltre erano consapevoli del fatto che lo Stato islamico avesse acquisito il controllo di piccole quantità di uranio naturale o arricchito dai progetti nucleari iracheni localizzati in almeno tre basi militari di Saddam Hussein. Tuttavia la quantità di cobalto rappresentava la preoccupazione radiologica maggiore. I siti nucleari sovietici abbandonati, i centri di studio dei paesi in rivolta , gli agenti biologici prodotti nei laboratori di Saddam Hussein, le semplici ma letali scorie radiologiche per uso sanitario ed i rifiuti tossici: sono tutti ingredienti, come l’uranio-235, potenzialmente in grado di propagare un fall-out in grado di contaminare vaste aree di una metropoli.

Un IED sporco, oltre agli effetti letali primari localizzati, è un’arma di sconvolgimento di massa a causa delle conseguenze psicologiche ed economiche che causerebbe (qualora venisse rivolto contro obiettivi sensibili). Il quantitativo di cobalto registrato nei documenti di Mosul (aggiornati al 2008), è il medesimo ritrovato dai funzionari governativi liberata la città. Cobalto e strumentazione medica, sembrerebbero non essere mai stati toccati dal 2014. Perché?

Soltanto speculazioni al riguardo.

Secondo il governo iracheno, l’Isis non avrebbe avuto le competenze necessarie per realizzare un IED caricato al cobalto, ignorando il reale valore del materiale. Per il Pentagono e la Nuclear Threat Initiative, invece, i terroristi sarebbero stati bloccati da una preoccupazione pratica: smantellare i rivestimenti delle macchine, senza esporsi ad una esplosione di radiazioni mortali.

Secondo i documenti ufficiali, due strutture di ricerca e trattamento di Mosul, acquistarono negli anni ’80 due macchine per la telecobaltoterapia. Secondo le stime dell’Institute for Science and International Security, conquistando la città nel 2014, l’Isis avrebbe potuto disporre di una certa quantità di cobalto-60 compresi diversi nuclei di ricarica (ognuno dei quali contenenti nove grammi di C-60 per una potenza di oltre 10.000 curie) acquistati nel 2009. Sebbene la potenza delle pastiglie al cobalto-60 decade nel corso del tempo (la radioattività di un isotopo è proporzionale alla sua vita media), sarebbe comunque rimasta letale a distanza ravvicinata. Un IED sporco non è progettato per causare un gran numero di vittime, ma per generare scenari concentrici imprevedibili con panico incontrollato. Se, ad esempio, un IED sporcato con il cobalto-60 fosse stato utilizzato su Mosul, i residenti avrebbero svuotato una città per timore delle radiazioni, creando una crisi umanitaria senza precedenti. Secondo i funzionari sanitari della provincia di Ninive, le macchine per la telecobaltoterapia ed nuclei di ricarica sono stati sempre al sicuro nei magazzini nell’università di Mosul, da qualche parte nella parte orientale della città.

Concepire un attacco radiologico

Uno scenario standard RDD, Radiological Dispersion Device, prevede un sistema d’arma che sfrutta l’evento esplosivo per disperdere il materiale radioattivo. Grazie alla facile reperibilità sul mercato del materiale radioattivo, la minaccia radiologica è concreta. Secondo l’AIEA, esistono oltre un milione di fonti radioattive sparse in tutto il mondo. Di queste, diecimila sarebbero presenti in quantità sufficienti per venir utilizzate nella costruzione di un’arma e, cosa più importante, risponderebbero ai criteri per la lavorazione e la schermatura. Le opzioni in uno scenario RDD sono innumerevoli poiché la dispersione delle sostanze radiologiche può avvenire in diversi modi (vaporizzando, bruciando, disciogliendo in solventi o spruzzando). Lo spettro delle minacce RDD è quindi diversificato, come gli scenari ombra ad effetto ritardato, dove le particelle radioattive verrebbero ingerite o inalate dalla ignara popolazione. In quel caso parleremmo di RDD ad effetto amplificato a medio e lungo termine. Nello spettro RDD rientra anche l’alterazione della figura del kamikaze infettato con malattie virali ad alta propagazione. Il Radiological Dispersion Device, quindi, è più un sistema di sconvolgimento di massa, dal momento che una detonazione degli ordigni in questione ha come effetto diretto quello di infondere un senso di panico generalizzato nella popolazione civile. Da un punto di vista strategico a lungo termine (pianificazione che si discosta dalla tattica dei terroristi), un scenario RDD su vasta area potrebbe anche incrementare i rischi di cancro, ma nell’immediato il numero di vittime ad esso ascrivibile sarebbe piuttosto limitato. Tuttavia la decontaminazione di uno scenario RDD comporterebbe costi notevoli.

Una bomba sporca, per intenderci, non è concepita per ricreare la resa esplosiva di Hiroshima, ma per disperdere il materiale radioattivo su una piccola area. Ovviamente, un IED al cobalto non è in alcun modo associabile alla bomba al cobalto.

Commenti

Fjr

Lun, 24/07/2017 - 13:10

Gli ingredienti?Ma che è le tagliatelle di nonna Pina?Qui si parla di bombe ad alto potere distruttivo e si pubblicano notizie con titoli alla Mary Poppins,

agosvac

Lun, 24/07/2017 - 15:05

Può darsi non avessero le competenze per la costruzione di una bomba sporca, anche se ne dubito. Non l'hanno fatto perché avrebbero contaminato l'aerea in cui vivevano anche loro. Però le competenze per usare il "sarin" le avevano e l'hanno usato dandone la colpa ai siriani.