Gb, gestione migranti sbagliata: "Tollerano i matrimoni forzati"

Dal 2014, il matrimonio forzato celebrato all’estero è reato nel Regno Unito e i responsabili di tale pratica non possono entrare nel Paese, neanche presentando istanza di ricongiungimento familiare

I funzionari del Ministero dell’Interno britannico sono stati duramente criticati in questi giorni dai media nazionali. Il personale dell’Home Office concederebbe infatti con leggerezza il permesso di soggiorno nel Regno Unito a immigrati musulmani colpevoli di avere costretto ragazze minorenni a sposarli. I cittadini dell’Asia sudorientale desiderosi di arrivare in Gran Bretagna per ricongiungersi con le rispettive mogli si vedrebbero accordare il permesso dalle autorità di Londra senza che queste ultime indaghino con rigore sul passato di tali stranieri. Sembra che il Ministero dell’Interno non dia sufficiente ascolto alle donne musulmane residenti nel Regno Unito, le quali, nella maggioranza dei casi, si oppongono alla concessione del visto ai propri mariti e li accusano di averle costrette a sposarli mediante violenze e intimidazioni. Dal 2014, i matrimoni forzati celebrati all’estero sono considerati come reati dalla legge inglese e i responsabili di tali pratiche non possono entrare in territorio britannico. Tuttavia, il Governo di Londra non sembra indagare in maniera scrupolosa sulle accuse rivolte dalle immigrate ai mariti intenzionati a trasferirsi dall’Asia sudorientale nel Regno Unito.

Inchieste condotte da The Times e da The Independent hanno evidenziato l’“eccessiva generosità” dell’Home Office circa le istanze di ricongiungimento familiare presentate da soggetti residenti in Bangladesh, Pakistan, India ed Emirati Arabi Uniti. In base alla legge inglese, il Ministero può rilasciare il permesso di soggiorno allo straniero che ne fa richiesta soltanto dopo avere consultato i familiari di quest’ultimo presenti in Gran Bretagna. Se uno dei familiari si oppone alla concessione del documento, i funzionari governativi devono sospendere l’iter e avviare accertamenti riguardo alle accuse a carico dell’istante. Secondo i due organi di stampa, il fatto che centinaia di donne musulmane residenti nel Regno Unito si siano finora opposte all’arrivo nel Paese dei loro mariti non sarebbe stato affatto tenuto in considerazione dall’Home Office. Il dicastero, infatti, avrebbe concesso il permesso di soggiorno a individui responsabili di avere costretto, anni prima, ragazze minorenni a sposarli. I giornali sostengono che tale “generosità” sarebbe dovuta alla convinzione, nutrita dai funzionari di Sua Maestà, che i matrimoni forzati siano una “tradizione etnico-religiosa del subcontinente indiano e della penisola arabica”. Nel 2017, 175 donne hanno esortato l’Ufficio immigrazione a negare il visto a soggetti provenienti dall’Asia sudorientale, accusando questi ultimi di averle minacciate e violentate pur di indurle alle nozze. Le 175 segnalazioni non hanno determinato l’avvio di alcuna inchiesta ministeriale diretta ad accertare le responsabilità degli stranieri accusati.

Il Ministro dell’Interno di Sua Maestà, Sajid Javid, ha reagito alle critiche rivolte dai media britannici ai responsabili nazionali dell’immigrazione ribadendo il proprio impegno a difesa delle vittime dei matrimoni forzati: “Ogni violenza sulle donne è abominevole. La legge è chiara. Se coloro che presentano istanza per ottenere il permesso di soggiorno sono sospettati di avere commesso abusi ai danni delle rispettive mogli, l’iter per il rilascio del visto deve essere sospeso. Dal 2014, il nostro Paese vieta l’ingresso ai soggetti che alimentano la piaga dei matrimoni forzati. Le inefficienze riscontrate all’interno dell’Home Office verranno sanate in tempi rapidi.” Secondo la Forced Marriage Unit, organo del Ministero degli Esteri di Sua Maestà, lo scorso anno sarebbero state più di 2mila le nozze celebrate nel mondo in seguito a violenze fisiche e psicologiche perpetrate nei confronti di spose minorenni.