Iraq, in migliaia fuggono da Ramadi. Le milizie sciite pronte alla battaglia

Le milizie si ammassano fuori dal capoluogo dell'Anbar. Un intervento dei filo-iraniani può esacerbare le tensioni con la popolazione?

Il cuore della provincia sunnita dell'Anbar è caduto nelle mani del sedicente Stato islamico. È successo negli ultimi giorni, con l'ultima spallata islamista alla città di Ramadi e la fuga delle forze di sicurezza irachene. Circa cinquecento persone sono rimaste uccise, tra civili e militari.

Da quando i miliziani sono entrati in città, sono già migliaia i civili che hanno lasciato le loro abitazioni, spaventati un po' dall'arrivo delle falangi nere e altrettanto da ciò che attende la città, che diventerà inevitabilmente il centro di una battaglia per il controllo dell'area.

La provincia di Anbar è da tempo uno dei punti più caldi dello scenario iracheno. Un giornalista locale, citato dal quotidiano britannico The Independent, accusa il governo iracheno di essere rimasto immobile, mentere la provincia chiedeva aiuto.

Nell'Anbar il sedicente Stato islamico gode di un certo sostegno, sicuramente più ampio di quello delle milizie sciite filo-iraniane, che si stanno ammassando non lontano dalla città, alla base militare di Habbaniya, per quello che si prospetta come uno scontro cruciale.

I miliziani dell'Isis stanno avanzando su Habbaniya, dove si prepara la contro-offensiva, ma secondo Al Jazeera stanno incontrando più difficoltà del previsto. L'obiettivo è aprire la strada che porta verso Baghdad.

Come già è successo a Tikrit, il rischio maggiore è che affidare alle forze di Mobilitazione popolare (al-Hashd al-Shaabi) la riconquista porti all'esacerbarsi di tensioni con la maggioranza sunnita locale, ma sono state le tribù locali ad avanzare la richiesta nei giorni scorsi, pur di scongiurare la minaccia che Ramadi diventi un'altra roccaforte dell'Isis.

Un'analisi pubblicata da Reuters parla di 4.000 sunniti pronti a difendere l'area occidentale dell'Anbar, mentre 3.000 sciiti si ammassano a est. La prospettiva di una cooperazione tra le diverse forze sembra dunque la più probabile.

Se la situazione a Ramadi è ormai compromessa, le forze governative e le tribù sunnite sono riuscite per ora a respingere, invece, un attacco alla città di Khaldiya, a una ventina di chilometri dal capoluogo provinciale.

Commenti

amecred

Mar, 19/05/2015 - 11:38

Ma sara' mai possibile sapere da dove vengono le armi impiegate dall'ISIS? Mica gliele manda Allah dal cielo. Ci sono solo due possibili possibilita': via Giordania e/o Turchia. In entrabe ci sono basi militari americane. Si dice inoltre che L'ISIS si finanzia vendendo petrolio. Bene, si puo' sapere chi lo compra? Non avendo accesso al mare, non bisogna scervellarsi troppo per fare delle ipotesi. L'equipaggiamento poi, e' ben rintracciabile: i nuovissimi Toyota pick-up, le armi automatiche, le munizioni, le radio, i missili anti-tank. Nulla e' prodotto sul posto, tutto e' importato. Tutto e' facilmente rintracciabile, si puo' sapere dove sono stati manufatti, quanto costano, e chi li ha venduti. Perche' non fate un'inchiesta su come si riforniscono? Forza!

Jimisong007

Mar, 19/05/2015 - 11:39

da sempre i mercenari più forti dell'esercito saccheggiano e stuprano.

Renee59

Mar, 19/05/2015 - 14:02

E' una guerra principalmente tra Sciiti e Sunniti. L'Iran aiuta gli sciiti di Bagdad e anche quelli dello Yemen. L'Arabia Saudita e Qatar finanziano e supportano l'Isis sunnita.

maricap

Mar, 19/05/2015 - 17:11

A questo punto, gli americani dovrebbero coordinarsi con gli sciti, Una spazzolatina con i bombardieri, poco prima dall'attacco di quest'ultimi all'ISIS, gli spianerebbe la strada. Morte ai tagliatori di teste!