Mosca, Ankara e Teheran pronte a negoziare la pace in Siria

Nasce a Mosca il nuovo asse tra Russia, Turchia e Iran, pronto a rilanciare il dialogo diplomatico e a negoziare un accordo tra il governo di Damasco e ribelli in Siria

Un asse inedito, quello che collega Mosca, Ankara e Teheran. Ma che, parola del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, è pronto a garantire la conclusione di un accordo di pace tra il governo siriano e i gruppi ribelli attivi in Siria. Sarà questa nuova “troika”, ha detto, infatti, il ministro degli Esteri russo a conclusione della riunione con gli omologhi turco e iraniano, Mevlut Cavusoglu e Mohammad Javad Zarif, a negoziare l’accordo fra Damasco e l'opposizione armata, pur senza precisare il nome delle milizie con le quali saranno avviate le trattative. È questo, secondo Lavrov, il formato più efficace per affrontare la crisi in Siria.

I ministri degli Esteri di Russia, Iran e Turchia, avrebbero dovuto incontrarsi il 27 dicembre. La presa di Aleppo da parte dell’esercito di Assad, ha imposto, però, un cambio di agenda. E l’incontro, che era stato così anticipato alla giornata di ieri, è stato preceduto dalla brutale uccisione, ad Ankara, dell’ambasciatore russo, Andrej Karlov. Sia le autorità russe, sia quelle turche, hanno giudicato l’atto come una "provocazione deliberata", volta a minare il riavvicinamento tra Mosca ed Ankara. "L'obiettivo principale dell'attentato è quello di danneggiare le relazioni bilaterali e di offuscare i progressi che abbiamo effettuato insieme di recente", ha detto, infatti, Mevlut Cavusoglu all'inizio della riunione. Progressi nei quali si inquadra anche il vertice di Mosca, fra i tre ministri degli Esteri.

Lavrov, Cavusoglu e Zarif, hanno concordato sull'importanza dell’estensione del cessate il fuoco, sul libero accesso degli aiuti umanitari e sulla libertà di movimento dei civili in territorio siriano. No ad una “soluzione militare”, quindi. Sì al rilancio dei colloqui per una soluzione politica e diplomatica del conflitto, che secondo Lavrov, è "inderogabile". "Abbiamo una visione comune”, ha spiegato, inoltre, il ministro degli Esteri di Mosca, “che consiste principalmente nel fatto che è necessario rispettare pienamente la sovranità, l'integrità territoriale e l'unità della Siria”.

La priorità per tutti, quindi, compresa la Turchia, non è più l’uscita di scena di Assad, ma la lotta al terrorismo, secondo quanto ha comunicato il capo della diplomazia russa al termine della riunione. Ankara, che sin dall’inizio della crisi in Siria si era schierata contro il governo di Damasco, supportando l’opposizione armata e chiudendo spesso un occhio anche sui gruppi più radicali, per rovesciare il presidente siriano, ora fa un passo indietro, necessario per uscire dal pantano siriano. Una débacle di cui la Turchia sta già pagando le conseguenze sul piano della sicurezza e della stabilità interna, con milioni di profughi ospitati sul proprio territorio, con il rinfiammarsi della questione curda, con l’instabilità politica e gli attacchi del terrorismo islamico. Il nuovo asse Mosca-Ankara-Teheran, quindi, salva la Turchia, ma, allo stesso tempo, mette ai margini le altre due potenze regionali, Arabia Saudita e Qatar che, così stando le cose, dal pantano siriano escono decisamente sconfitte.