La Namibia annuncia riforma agraria diretta a penalizzare i bianchi

Nell’ex Africa del Sudovest, la minoranza bianca detiene il 70% dei terreni agricoli e, all’interno di tale minoranza, circa 200 latifondisti sono cittadini tedeschi

In Namibia, il governo ha annunciato di volere modificare la Costituzione nazionale, al fine di facilitare l’esproprio dei terreni agricoli ai danni dei coltivatori bianchi e la successiva redistribuzione degli appezzamenti a vantaggio della maggioranza nera. L’esecutivo dell’ex colonia tedesca ha preso spunto, per tale riforma radicale, dalle recenti politiche promosse dalle autorità sudafricane. Nei mesi scorsi, infatti, Pretoria ha avviato l’iter per l’approvazione di un provvedimento inteso a penalizzare i latifondisti di origine europea.

Hage Geingob, presidente della Namibia, ha affermato in questi giorni di volere sottoporre la Costituzione del Paese a una significativa revisione. Secondo il Capo di Stato, le attuali disposizioni della Legge fondamentale ostacolerebbero i programmi dell’esecutivo diretti a combattere la povertà in cui versa la maggioranza nera. Geingob ha specificato che, all’interno dei programmi governativi anti-povertà, un’importanza cruciale è rivestita dalla “riforma agraria”. Mediante quest’ultima, le autorità dell’ex colonia tedesca intendono mettere fine a una situazione economica “vergognosamente squilibrata”: il 70% dei terreni agricoli del Paese da anni saldamente nelle mani della minoranza bianca (pari al 6,5% della popolazione). Ad avviso del presidente, un imponente piano di redistribuzione di tali appezzamenti produrrebbe, quale principale risultato, il miglioramento del tenore di vita della popolazione nera. Grazie alla riforma agraria, infatti, migliaia di braccianti di colore si vedrebbero assegnare le terre oggi di proprietà dei discendenti dei coloni europei e, di conseguenza, vedrebbe la luce un ceto medio di coltivatori diretti di etnia bantu.

Secondo Geingob, il principale ostacolo alla redistribuzione degli appezzamenti sarebbero le attuali disposizioni costituzionali, accusate di “tutelare i bianchi”. Oggetto delle critiche dell’esecutivo namibiano sono gli articoli della Legge fondamentale che riconoscono ai latifondisti di origine europea il diritto a ricevere dalle autorità un “equo compenso” in caso di esproprio dei possedimenti. Il Capo dello Stato ha dichiarato di volere “superare” tale principio e di volere sostituire, all’interno della Costituzione, l’espressione “equo compenso” con una formula più ambigua: “giusto compenso”. Geingob sostiene che, mediante il cambio di dicitura, il governo avrebbe maggiore potere e discrezionalità nel determinare l’ammontare degli indennizzi da corrispondere ai latifondisti espropriati dei rispettivi appezzamenti. La nuova dicitura costituzionale, ad avviso del presidente, autorizzerebbe pienamente l’esecutivo a condurre le proprie “battaglie per una maggiore giustizia sociale”. Il leader namibiano ha presentato la decisione di rivoluzionare l’impianto costituzionale come una reazione alla “strenua opposizione” della minoranza boera a qualsiasi ipotesi di “condivisione” delle proprietà agricole con i braccianti di etnia bantu.

Nell’ex Africa del Sudovest, una consistente quota degli appezzamenti in mano ai discendenti dei coloni europei risulta incolta e abbandonata. Tra i latifondisti bianchi, inoltre, vi sono circa 200 cittadini tedeschi.

Commenti
Ritratto di Evam

Evam

Mer, 03/10/2018 - 18:55

Adesso si sentono autorizzati ad essere razzisti perché motivati.