Nepal in ginocchio trema ancora: oltre 3.200 morti e 6.500 feriti

La terra continua a tremare. È corsa contro il tempo per cercare persone ancora vive sotto le macerie: nessuna notizia dei quattro speleologi italiani

È uno scenario di distruzione e morte quello che si presenta a Kathmandu. La capitale del Nepal, devastata dal potente sisma di ieri e da continue scosse di assestamento, ha l’aria spettrale di una città fantasma. Dalle macerie dei templi di Kathmandu e delle altre città della vallata, dove spesso si scava con le mani, continuano ad emergere cadaveri. Il bilancio delle vittime è salito ad oltre 3.600 morti, mentre sono circa 6.500 i feriti. Ma sono numeri provvisori, destinati drammaticamente a salire di ora in ora, mentre continua l’emergenza negli ospedali affollati di migliaia di disperati che hanno perso tutto.

Dovranno passare molte settimane per non sentire tremare la terra sotto i piedi in Nepal. Dopo un terremoto così forte ci vorrà tempo perché l’energia si scarichi completamente. E lo sciame sismico, con un fronte di 150 chilometri, si sta spostando ad Est. Ma nessuno può escludere che un altro evento di forza pari o maggiore si possa verificare. La causa del sisma di sabato è stata la spinta della placca indiana a sud, verso quella euro-asiatica a nord. Un movimento partito circa 70 milioni di anni fa e che ha permesso la creazione della spettacolare catena dell’Himalaya. Ora la strategia per salvare altre vite è quella di assicurarsi che le persone restino sono tetti sicuri. La popolazione, che ha passato la seconda notte all’addiaccio, è stremata. Manca la corrente elettrica, i collegamenti telefonici sono precari e comincia a scarseggiare il cibo e l’acqua. Tutti i parchi ed i giardini pubblici, compreso quello dell’ex Palazzo Reale, sono occupati dagli sfollati.

Il terremoto che ha fatto tremare mezza Asia (6.6 milioni le persone colpite, stima l’Onu) ha provocato vittime anche in India, Bangladesh e Tibet. Langtang, un villaggio a nord di Kathmandu alle pendici del Langtang Lirung e meta prediletta degli amanti del trekking, è stato letteralmente cancellato dalle mappe, sepolto sotto un’enorme valanga: si temono fino a duemila morti, e lì sono segnalati anche quattro speleologi italiani di cui si sono perse le tracce. Mentre sull’Everest, dove almeno 22 alpinisti sono morti e duecento sono al momento dispersi, è corsa contro il tempo per evacuare i superstiti. Sul tetto del mondo cala un’altra brutta notte. Il governo nepalese, impotente davanti alle proporzioni del disastro, ha decretato lo stato di calamità naturale. Il mondo si sta mobilitando per offrire aiuti. Ma in queste ore, dramma nel dramma, a Kathmandu è cominciato a piovere con intensità, rendendo i soccorsi sempre più difficili e i disagi per i sopravvissuti ancora peggiori.