Nucleare Iran, oggi è il giorno decisivo per l'accordo

A Losanna si limano gli ultimi dettagli. Ottimista il ministro degli Esteri russo Lavrov. Ecco cosa prevede la bozza

Corsa contro il tempo, a Losanna, per chiudere l’accordo sul nucleare iraniano. L’obiettivo dei colloqui è trovare un’intesa preliminare (il termine è la mezzanotte di oggi) basata su due punti: garantire la natura pacifica del programma nucleare iraniano in cambio di una revoca delle sanzioni economiche internazionali che colpiscono Teheran. La scadenza per un accordo finale e dettagliato è fissata per la fine di giugno. All’incontro partecipano il segretario di Stato Usa, John Kerry, e i ministri degli Esteri di Germania, Frank-Walter Steinmeier, Francia, Laurent Fabius, Gran Bretagna, Philip Hammond, e Cina, Wang Yi, oltre all’Alto rappresentante della politica estera dell’Ue, Federica Mogherini. Più tardi il 5+1 tornerà a incontrasi con il ministro iraniano, Mohammad HJavad Zarif, e in giornata tornerà in Svizzera anche il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov.

A lasciar capire che si arriverà all'accordo è proprio il ministro degli esteri russo: ha reso noto che oggi torna a Losanna per prendere parte "alla fase finale" dei negoziati del gruppo 5+1, dopo che ieri aveva lasciato il tavolo delle trattative condizionando la sua presenza oggi solo al raggiungimento di elementi concreti in vista di una intesa. E se si muove da Mosca è segno che l'intesa è vicina. Questo nuovo round "ha buone prospettive" di successo, ha aggiunto Lavrov pur precisando che, non vi è nulla di garantito. Le parti, ha aggiunto nella conferenza stampa che ha tenuto a Mosca con la sua controparte di Vanuatu Sato Kilman, hanno portato le loro posizioni vicine a un compromesso. La cosa più importante ora è quella di non lasciarsi tentare da nuove richieste dell’ultimo momento.

In linea di massima si profila un’intesa in base alla quale l’Iran per dieci anni potrà utilizzare solo 6mila delle circa 10mila centrifughe per l’arricchimento dell’uranio di cui dispone. Forse anche meno. Allo stesso tempo, i suoi impianti saranno sottoposti a controlli costanti da parte degli ispettori internazionali. Teheran, avevano lasciato trapelare alcune fonti, starebbe accettando l’idea di trasferire in Russia l’uranio arricchito che produce. Ipotesi che l’Iran ha però smentito. "L’esportazione di scorte di uranio arricchito non è nel nostro programma", ha dichiarato il viceministro iraniano Abbas Araqchi ai media iraniani. Secondo il New York Times, funzionari occidentali insistono che ci sono altri modi di trattare il materiale. L’opzione principale, riferiscono, è la miscelazione in una forma più diluita. A seconda delle misure tecniche adottate, il processo di arricchimento per uso militare sarebbe molto più lungo, se non quasi impossibile.

L’insistenza dell’Iran sul mantenimento delle sue riserve di uranio arricchito potrebbe costituire un ostacolo in un momento critico delle trattative. E per i contrari all’accordo - nel Congresso Usa, in Israele e nei Paesi arabi sunniti come l’Arabia
Saudita - la prospettiva della presenza di grandi quantità di combustibile nucleare in Iran, in qualsiasi forma, aumenta la loro già forte opposizione politica. Se si dovesse giungere a un accordo in tal senso, l’amministrazione Obama potrebbe sostenere che questo non sarebbe un rischio.

Gli americani favorevoli all'accordo

La grande maggioranza degli americani, il 59%, è favorevole al raggiungimento di un accordo con l’Iran sul suo programma nucleare. Il dato emerge da un sondaggio commissionato da Washington Post e Abc. Solo il 31% degli intervistati è contrario al raggiungimento dell’intesa. A sostenere l’accordo non sono solo i democratici (che rappresentando comunque i due terzi dei favorevoli) o chi si dice liberale (sette su dieci). Gli intervistati repubblicani sono divisi sulla questione, con il 47% di loro in favore e il 43% contrari, contrariamente ai congressmen del partito, in larga misura contrari. Sono pochi gli americani convinti dell’efficacia di un tale accordo: sei persone su dieci ammettono di non avere fiducia che un accordo potrà impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari, la stessa percentuale di 15 mesi fa.