Iraq, gli Usa bombardano l'Isis sull'isola di Qanus

Una pioggia di fuoco su una piccola isola nel cuore dell'Iraq che i combattenti dell'Isis volevano occupare. È l'ultima missione dell'aeronautica americana

L’America prosegue la sua guerra al terrorismo combattendo ciò che resta dell’Isis in Iraq. Uno strike multiplo è stato lanciato nella giornata di ieri contro l’isola di Qanus, bersagliando un settore che il Pentagono temeva potesse essere soggetto all’ infiltrazione dei combattenti “superstiti” del Califfato nero.

Secondo l‘intelligence statunitense l’Isis, o meglio ciò che ne resta in Iraq, progettava di occupare l’isola di Qanus, che si trova circa 300 chilometri a nord ovest della capitale Baghdad. Per questo una formazione mista di cacciabombardieri F-35 Lightning II e F-15 “Strike Eagle” è decollata dalla base aerea di al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti, e ha sganciato quaranta tonnellate di bombe sulla piccola isola, come sostegno dall’aria alla missione di ripulitura che doveva essere condotta da un reparto terrestre dell’esercito iracheno. Le bombe impiegate – munizionamento Joint Direct Attack Munition a guida Gps – hanno letteralmente “sventrato” il settore finito nel mirino dell’aeronautica degli Stati Uniti; distruggendo tutto ciò che il nemico avrebbe potuto sfruttare per stabilirsi nell’area apparentemente disabitata: vegetazione, strade, eventuali strutture abbandonate.

A confermare l’operazione è stato lo stesso Comando centrale statunitense, che ha divulgato sul profilo Twitter ufficiale della Coalizione impegnata nell’operazione congiunta “Inherent Resolve” i video (guarda il video) e le foto della pioggia di bombe lanciata sull’Iraq. Questo costoso e letale spettacolo pirotecnico condotto dai piloti dell’Usaf è stato così ben pubblicizzato per veicolare un messaggio chiaro ai miliziani superstiti del Califfato nero. Oltre che una missione risolutiva su un bersaglio definito tattico, esso è infatti un messaggio politico.

Come noto infatti i miliziani dell’Isis sono grandi utilizzatori dei social, e secondo il Pentagono i pochi rimasti sarebbero alla ricerca di nuove e remote basi dove addestrarsi e fare proseliti per continuare la loro crociata terroristica. Secondo le fonti ufficiali, riportate anche sul Corsera da Guido Olimpio, l’incursione dei bombardieri si è svolta in coordinamento con battaglione di forze speciali irachene che “scarponi a terra” avrebbe poi condotto una missione di “ripulitura” dell’area già ampiamente bonificata dalle bombe intelligenti americane. In questo modo, le sparute bande del Califfato che continuano a tendere imboscate alle truppe regolari irachene sanno a cosa vanno tutt’ora in contro una volta “localizzate”. Lo Zio Sam è ancora molto attivo nelle regioni dell’Iraq che rischiano di ricadere nelle mani dei terroristi islamici, e non conta di abbandonare gli alleati.