Il paese che cercava scampo nella Brexit oggi è il cuore insanguinato dell'Europa

Quando un uomo è stanco di Londra allora è stanco della vita

Quando un uomo è stanco di Londra allora è stanco della vita. Samuel Johnson, il più illustre letterato inglese, scrisse queste parole tre secoli fa, l'Inghilterra aveva superato la peste, il Regno tremava davanti agli insorti contro Giorgio III, sette manifestanti furono uccisi dalla polizia durante le proteste per la condanna al carcere di John Wilkes il deputato radicale feroce oppositore del re.
Londra ha sanguinato per le V2 di Hitler, ha pianto per quei morti, ha sudato per ricostruire le macerie della guerra. Il nemico nazista venne affrontato, battuto, allontanato.
Oggi Londra ha nemici invisibili ma mortiferi, Westminster, il London Bridge, il mercato di Borough, subito oltre la cattedrale di Southawrk dove furono sepolti in massa gli appestati. Senza dimenticare Manchester. Ecco i luoghi del terrore.
L'isola ha paura. Esce dall'Europa ed è ancora più i-Sola, non abbandonata ma disarmata, smarrita. Non capisce dove stia il pericolo, le ombre, improvvisamente si manifestano e sparano e sgozzano. Jack the ripper era lo squartatore di Londra alla fine dell'Ottocento. Il buio delle strade favoriva i crimini dell'assassino nel quartiere di Whitechapel. Assaliva le prostitute, per lui diaboliche esistenze da eliminare. I tagliagole contemporanei non hanno nemmeno bisogno del buio. Illuminano e poi spengono la vita altrui, non usano più le bombe come nel luglio del duemila e cinque, quando fecero saltare in aria un autobus e i convogli della metropolitana, causando cinquantotto morti. Hanno cambiato strategie, marciano con i loro furgoni anonimi, estraggono, improvvisamente, lunghe lame di coltelli e scimitarre o i fucili mitragliatori. Agiscono alla luce del sole, irrompono nei luoghi frequentati dai turisti, nel nome del proprio Dio, uccidono chi, secondo loro, non appartiene alla stessa fede. Londra paga l'onda maledetta dell'immigrazione, l'integrazione è un paravento dietro al quale si mascherano e si nascondono i nemici della democrazia. Inglesi di nascita ma di un altro mondo e modo di vita, per cultura, religione, tradizione.
Il terrore, come la peste del sedicesimo secolo, non può fermare la storia. Un giorno di pausa nella campagna elettorale ma, immediata la replica, la rinascita. Giovedì prossimo si voterà per le elezioni parlamentari. Il giorno è atipico per noi continentali ma ha una spiegazione logica, anche se bizzarra, per i cittadini del regno. Il giovedì è l'ultima data utile prima del giorno di paga settimanale che avviene, puntualmente, ogni venerdì. Per evitare la relativa sbronza degli elettori, barcollanti nei pub durante il week end, il governo ha da sempre fissato il T-day.
Soltanto una volta, nel secolo scorso, il voto venne anticipato al martedì, fu il 27 ottobre del '31, l'onda della crisi di Wall Street superò l'oceano e Londra si adeguò all'austerity, votando un governo di unità nazionale guidato da Ramsay Mac Donald. London bridge is falling down, il ponte di Londra crolla, è una cantilena che i bambini intonano giocando, in fila indiana, formando un arco con le braccia, l'ultimo che passa dentro quel tunnel, viene imprigionato. Il ponte di Londra era fatto di legno e argilla, oggi di cemento e vetro, i bambini continuano a cantare e a giocare, anche i terroristi si infilano nel tunnel, uccidono, finiscono prigionieri e ammazzati. Non c'è tempo per ballare e cantare.
Londra è la città della paura, non è più la swinging London, i favolosi anni Sessanta, l'edonismo, il folklore hippy, la musica dei Beatles e degli Stones, la moda di Mary Quant, sono memorabilia, articoli di un antiquariato fatto esplodere dai nuovi sudditi, le ultime generazioni ignorano e cancellano la storia millenaria. Londra e l'Inghilterra stanno contando troppi morti di guerra vigliacca, senza capire dove crescano e si alimentino le jene. Li nutre direttamente ma inconsciamente. L'integrazione dovrebbe servire a eliminare il reclutamento. E, invece, il fenomeno cresce, aumenta, si riproduce su internet. L'isola si allontana dall'Europa, si avvicina al precipizio. La regina assiste a un tempo horribilis, non soltanto un anno ma mille fatti, continui, di cronaca nerissima, imprevista anche se prevedibile, tragica. Buckingham è l'ultimo rifugio intatto di un mondo sempre più ferito e diverso. «Come combattere il terrorismo? Non essendo terrorizzati. Non permettiamo alla paura di occupare la nostra vita. Anche se abbiamo paura». Lo ha scritto Salman Rushdie, l'indiano rifugiato nel Regno Unito, dopo la fatwa di Khomeini per i versetti satanici. Condannato a morte, costretto a vivere sotto protezione, per difendere il pensiero libero contro la parola dell'Islam. Il terrore continua a vincere. La tolleranza diventa una fuga dalla libertà.