Pakistan, cinque partiti islamici minacciano di introdurre la sharia

Cinque partiti regionali ultraconservatori islamici imporranno la sharia in tutto il Pakistan se vinceranno le prossime elezioni generali del 25 luglio

In Pakistan cinque partiti regionali ultraconservatori islamici hanno promesso che imporranno la sharia in tutto lo stato se dovessero vincere le prossime elezioni generali del 25 luglio.

In un raduno organizzato a Islamabad, l’alleanza elettorale Muttahida Majlis-e-Amal ha presentato un programma elettorale di 12 punti e il primo prevede l’applicazione più integrale della legge islamica, sia per gli islamici (il 75% dei quali è sunnita, il 25% sciita) sia per i fedeli di tutte le altre religioni presenti.

Attualmente, secondo la Costituzione del 1973, in Pakistan tutte le leggi devono essere conformi ai dettati islamici, ma la sharia integrale non è mai stata applicata. Secondo l’articolo 227 non può essere approvata nessuna legge che vada contro i principi dell’islam. Il governo già promuove lo stile di vita islamico, così come previsto dalla Costituzione all’articolo 31, e la Corte federale della sharia ha il potere di annullare una legge non conforme all’islam.

Adesso i cinque partiti (Jamiat Ulema-e-Islam, Jamaat-e-Islami, Markazi Jamiat Ahle Hadith, Tehreek-e-Jafaria Pakistan e Jamiat Ulema-e-Pakistan), che hanno la propria base elettorale soprattutto nelle province di Khyber Pakhtunkhwa e Balochistan (al confine con l’Afghanistan), promettono di islamizzare ancora di più questo Stato dell'Asia meridionale, il quinto più popoloso nel mondo con i suoi quasi 210 milioni di abitanti.

Sono note le divisioni etniche e linguistiche di questo Paese, meno noto è il fatto che il Pakistan è una potenza nucleare ed è la settima forza armata del mondo per grandezza. Il "paese dei puri" è l'unica nazione nel mondo musulmano a detenere armi nucleari ma è anche una terra caratterizzata dall'instabilità politica, da forti conflitti sociali e con la vicina India, da periodi di governo militare, problemi che sono dovuti o hanno causato sovrappopolazione, terrorismo, povertà, analfabetismo e corruzione.

Dopo l’annuncio fanatico dell’alleanza elettorale Muttahida Majlis-e-Amal le minoranze religiose sono fortemente preoccupate. In Pakistan circa tre milioni di persone sono induiste o cristiane, mentre qualche decina di migliaia di persone è di fede Bahá'í, Sikh, Buddhista, Zoroastriana, animista e Giainisti.

Preoccupatissima è la comunità cattolica romana di Karachi, la stessa che recentemente ha festeggiato l’elezione a cardinale, voluta da Papa Francesco nella festa di Pentecoste del 20 maggio scorso, dell’Arcivescovo Joseph Coutts, che sarà elevato alla dignità cardinalizia in Vaticano il prossimo 29 giugno (l'unico precedente cardinale nella storia del Pakistan era stato Joseph Cordeiro, morto nel 1994).

Padre Emmanuel Yousaf, direttore nazionale della commissione per la giustizia e la pace, aveva espresso ottimismo sul fatto che "con questa nomina le questioni dei diritti umani in Pakistan avranno più peso e le persone avranno una voce più forte a livello internazionale”, mente Michelle Chaudhry, una cattolica che dirige la Cecil & Iris Chaudhry Foundation, una rete di azione sociale pakistana, aveva dichiarato che l'elevazione a cardinale dell'Arcivescovo Coutts è "un momento di grande orgoglio non solo per la comunità cattolica pakistana, in un paese dove ci sono eclatanti esempi di intolleranza religiosa".

Uno degli ultimi episodi si è verificato lo scorso 2 maggio alla Aligarh Muslim University dell’Uttar Pradesh. Radicali indù avevano attaccato, causando 41 feriti, tra cui 28 studenti, una prestigiosa università islamica. In Pakistan, infatti, non solo i cristiani ma anche i musulmani sono bersaglio del fondamentalismo indù, mentre i cristiani sono contemporaneamente le vittime del fondamentalismo sia indù che islamico.

Il compito di portare il Paese alle elezioni del prossimo 25 luglio è stato affidato al Premier pro tempore Nasir-ul-Mulk, un giudice della locale Corte Suprema ma ad AsiaNews musulmani e cristiani hanno espresso le loro preoccupazioni per le prossime elezioni.

Per Hamza Arshad, insegnante e giornalista, "la coalizione non otterrà grandi numeri alle prossime elezioni, ma la sua influenza ideologica potrebbe avere un impatto di gran lunga superiore, e per questo è pericolosa".

Secondo Muhammad Zubair, attivista e manager della South Asia Partnership Pakistan, "il loro obiettivo è fare pressione sul governo per ottenere alcune richieste, ma non hanno la capacità di conquistare seggi".

Intanto una nota del Servizio di azione esterna dell'Ue ha comunicato che l'Unione europea invierà una missione di osservazione elettorale in Pakistan per le elezioni del 25 luglio, guida da Michael Gahler, deputato al Parlamento europeo.

Commenti

carlottacharlie

Dom, 17/06/2018 - 18:02

Qui sta al Pakistan decidere. Ho paura che tantissime, troppe donne daranno il voto a questi mentecatti e potenziali assassini. Speriamo che non possano più arrivare qui, lo abbiamo visto come ragionano in occidente e niente di bello o buono possono insegnarci. Degrado delle cose, degrado delle menti.