Paradise Papers, ora in Canada Trudeau nel mirino

Spinge per nuove norme fiscali, ma il finanziatore portò milioni nei conti offshore

C'è anche Justin Trudeau sotto tiro dopo le rivelazioni arrivate dai Paradise Papers, indagine giornalistica condotta dal Guardian con 95 partner in tutto il mondo e che hanno svelato un serie di affari finanziari condotti offshore da multinazionali e milionari.

Uno scandalo che ha toccato la Apple, accusato di avere utilizzato un'Isola nella Manica per portarvi miliardi di dollari ed eludere così le pretese del Fisco, ma anche il campione di Formula 1 Lewis Hamilton. E che non lascia indenni neppure i politici, dal primo ministro turco Binali Yildirim fino al premier canadese Justin Trudeau.

A due giorni dalle rivelazioni sono in molti ad accusare il giovane primo ministro, dopo che è diventa di pubblico dominio la notizia che uno tra i finanziatori della sua ascesa al potere, nonché suo consigliere senior, ha giocato un ruolo determinante nel portare all'estero milioni di dollari nei paradisi fiscali.

Le critiche in patria arrivano soprattutto per questioni di coerenza: mentre Stephen Bronfman manteneva i suoi legami con trust alle Isole Cayman, il premier sta spingendo per una nuova normativa fiscale per combattere i "buchi" che consentono a piccole imprese e liberi professionisti di ridurre le proprie detrazioni.