Polemiche in India per la ​statua da 430 milioni di dollari

Gli agricoltori dello stato indiano del Gujarat hanno protestato contro il monumento al padre della patria Sardar Vallabhbhai Patel che verrà inaugurato il prossimo 31 ottobre. La statua, alta 182 metri e costata 430 milioni di dollari, è considerata uno sfregio nei confronti dei coltivatori vessati dalle siccità degli ultimi anni e per i quali il governo non ha ancora preso provvedimenti

"Le priorità sono ben altre" è un leitmotiv che viene spesso udito qui in Italia, quando si discute su come utilizzare al meglio il denaro pubblico per evitare sperperi, ma che probabilmente è poco radicato in India, a giudicare dalle polemiche sorte in questi giorni nel paese. Arriva infatti dallo stato indiano del Gujarat la notizia dell'inaugurazione, il prossimo 31 ottobre, del monumento a Sardar Vallabhbhai Patel, uno dei principali leader del movimento indipendentista nazionale che nel 1947 dichiarò l'autonomia dell'India dall'Impero Britannico, la quale con i suoi 182 metri di altezza e le oltre 115 mila tonnellate di ferro e cemento reclama a gran voce il titolo di statua più alta del mondo. Ad essere gargantuesche però oltre alle dimensioni dell'opera, che avrà come nome ufficiale quello di "Statua dell'Unità", sono anche le spese sostenute per la sua realizzazione; quasi 30 milioni di rupie (equivalenti a 430 milioni di dollari) pagate per la metà dal governo del Gujarat e per la restante parte dal governo centrale e da donazioni private. Una somma spropositata che non ha mancato di suscitare forti polemiche tra gli agricoltori che lavorano nelle fattorie delle vicinanze, i quali si chiedono come abbia potuto il governo spendere così tanto denaro quando una larga fetta della popolazione vive in miseria.

Intervistato dalla Bbc, il contadino 39enne Vijendra Tadvi, che dal 2015 per poter sbarcare il lunario è anche autista presso un cantiere edile della zona, si chiede come mai le autorità non intervengano per risolvere le problematiche che affliggono il territorio: "Invece di spendere soldi per una statua gigante, il governo avrebbe dovuto stanziare fondi per gli agricoltori della regione che ancora oggi sono sprovvisti dei più basilari impianti di irrigazione". Affermazioni condivise anche dall'attivista tribale Lakhan: "Chiediamo al governo perché non possono finanziare un progetto per sostenere gli agricoltori e migliorare il loro tenore di vita. Ci è stata promessa l'acqua per l'irrigazione, ma la situazione rimane la stessa", e dall'agricoltore Bhola Tadvi: "Con i metodi attuali riesco a coltivare solo un raccolto all'anno, mentre le fattorie con impianti di irrigazione riescono a gestire fino a tre raccolti all'anno". Una situazione ulteriormente esacerbata dalle avverse condizioni climatiche che negli ultimi anni hanno interessato la regione, dove le frequenti siccità hanno colpito la maggioranza di coltivatori che si affidano alle piogge monsoniche e alle falde acquifere del sottosuolo per poter irrigare i campi.

Allarmi che tuttavia non sembrano destare preoccupazione nel governo federale indiano, convinto che la Statua dell'Unità possa invece contribuire alla crescita economica del paese. Secondo Sandeep Kumar, un alto funzionario governativo coinvolto nel progetto, il memoriale prevederà circa 2,5 milioni di visitatori annuali, che andranno ad aumentare il turismo della zona nonché i posti di lavoro per i cittadini locali. Sì auspica quindi una futura maggiore diversificazione economica per il territorio; dato che quello agricolo, pur essendo il settore in cui è impiegata metà della popolazione indiana, contribuisce solo al 15 per cento del prodotto interno lordo nazionale. Le fattorie infatti - nell'85 per cento dei casi a conduzione familiare secondo il censimento del 2011 - necessitano di numerose persone per essere portate avanti ma di contro riescono a produrre molto poco, con il risultato che decine di migliaia di agricoltori sono costretti a fare sacrifici per cercare di ripagare i prestiti alle banche.

Strenuo difensore del memoriale - che nel suo complesso dovrebbe includere al suo interno anche un hotel a tre stelle, un museo ed un centro di ricerca - è inoltre il Primo Ministro indiano Narendra Modi, committente della statua quando era ancora capo dell'esecutivo del Gujarat nel 2010. Secondo molti tuttavia, quello del premier nazionalista Modi - e del suo partito, il Bharatiya Janata Party - altro non è che un modo per appropriarsi dell'eredità culturale di un simbolo storico dell'India come Patel, rivendicandone la comunanza ideologica ed autoproclamandosi come l'unico prosecutore degli ideali che hanno condotto il paese all'indipendenza, estromettendo così il principale partito d'opposizione dell'Indian National Congress. Lo stesso Modi ha inoltre dichiarato che il monumento è il tributo adeguato ad un leader che ha lavorato instancabilmente per l'unità e l'integrità del paese.