Polemiche in Pakistan: funzionario compra con soldi pubblici dei burqa alle studentesse

Il consigliere distrettuale pakistano che ha comprato alle studentesse i burqa si è difeso affermando di avere dalla sua parte la gente del posto

In Pakistan infuria la polemica riguardo a un funzionario pubblico che impiegato i soldi dei contribuenti per “comprare dei burqaalle alunne di una scuola media.

In base a quanto riporta l’emittente Al Jazeera, il rappresentante delle istituzioni coinvolto nella vicenda sarebbe Muzafar Shah, consigliere di un’assemblea distrettuale del villaggio di Cheena, situato nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, al confine con l’Afghanistan. L’uomo, alla scadenza del suo mandato quadriennale da consigliere, ha appunto prelevato 570 dollari dal bilancio della comunità locale per acquistare 90 burqa da destinare alle studentesse di un istituto pubblico della zona.

Oltre a comprare tali indumenti, egli ha anche scattato e postato sui social alcune foto, che ritraevano le alunne della scuola media intente a provare gli abiti della tradizione islamica e che raffiguravano i burqa ammassati sui banchi delle ragazze. È stata proprio la pubblicazione online delle istantanee incriminate, diventate subito virali, a dare visibilità al gesto di Shah e a scatenare la furia degli internauti.

Molti cittadini hanno infatti espresso sui social il proprio sdegno riguardo alla trovata del consigliere distrettuale, accusandolo, ad esempio, di avere contaminato la struttura educativa locale con vestiti rappresentativi dell’oppressione maschilista sul gentil sesso. Gulalai Ismail, esponente del movimento femminista pakistano, ha quindi tuonato contro l’acquisto dei 90 burqa effettuato da Shah denunciando il fatto che tale abito, spacciato come strumento per proteggere le donne, servirebbe in realtà a rendere queste ultime degli “oggetti”.

L’ondata di proteste esplosa sul web in seguito alla pubblicazione delle foto delle studentesse coperte da veli integrali ha letteralmente lasciato di stucco il consigliere distrettuale pakistano. Shah ha immediatamente provato a difendersi dalle polemiche affermando di avere comprato i 90 burqa per donarli alle "ragazze appartenenti a famiglie povere". Sarebbero state proprio delle famiglie indigenti a chiedergli di acquistare per le loro figlie tali abiti. Egli, ai microfoni dell’agenzia di stampa Agence France-Presse, ha poi dichiarato: “Circa il 90% delle studentesse di quell’istituto possedeva già un burqa, così ho pensato di fornirne dei nuovi a quelle povere”.

Shah ha successivamente precisato di avere finora utilizzato fondi pubblici non solo per rifornire di burqa le strutture educative del villaggio di Cheena, ma anche per munire le stesse di mobili, pannelli solari e bagni efficienti.

Il consigliere uscente ha infine rigettato le critiche piovutegli addosso assicurando di avere dalla sua parte la gente del posto: “Gli abitanti del villaggio sono molto contenti per quello che ho fatto. Progressisti e media si sarebbero entusiasmati soltanto se avessi donato alle alunne jeans al posto dei burqa”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Zia Ullah Bangash, ministro dell’Istruzione della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, contestando la tesi secondo cui il sistema educativo locale sarebbe incentrato su precetti islamici radicali e sul disprezzo della donna. Egli ha inoltre negato che le iscritte alle scuole pubbliche di Cheena e degli altri villaggi della zona debbano seguire le lezioni con indosso il velo integrale: “Il nostro regolamento in tema di vestiario impone soltanto che le studentesse si presentino in classe con pantaloni bianchi e con una larga casacca blu. Tuttavia, queste possono liberamente decidere di venire a scuola con un burqa al di sopra dell’abbigliamento citato. Noi non le forziamo in alcun modo a optare per il velo integrale”.

Dopo tale precisazione, il ministro della provincia pakistana ha dichiarato che è già stata aperta un’inchiesta sull’operato del consigliere uscente Shah.

Commenti

dagoleo

Mer, 09/10/2019 - 10:24

comunque non c'è problema. se quei burqa le pakistane non li vogliono, potete sempre rivenderli in Gran Bretagna. Il sindaco Khan è molto interessato. si tratta di un accessorio di moda sempre più diffuso ed apprezzato tra le londinesi.