Polonia, nuovo rapporto documenta 400 casi di abusi sessuali

Il documento riporta i nomi dei preti già condannati o accusati e cita anche 24 arcivescovi e vescovi accusati di avere nascosto gli abusi

In Polonia un nuovo rapporto appena reso pubblico documenta circa 400 casi di abusi sessuali compiuti da religiosi. Il documento è stato pubblicato dalla fondazione "Do not be fear", un'organizzazione che sostiene le vittime di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in Polonia.

Il documento riporta i nomi di 85 preti già condannati per gli abusi, di altri 88 religiosi i cui presunti abusi sono stati scoperti grazie ai mass media e di 95 accusati da presunte vittime. Il testo cita anche 24 arcivescovi e vescovi polacchi accusati dall’associazione "Non aver paura" di aver nascosto gli abusi.

"Speriamo che la gerarchia ecclesiastica polacca si assumerà finalmente le sue responsabilità", ha detto Efe Zyglewska Agata, una degli autori del rapporto.

Da parte sua l'episcopato polacco ha insistito sul fatto che in Polonia è sempre esistita una tolleranza zero contro gli abusi sessuali compiuti dal clero. Attraverso un documento pubblicato il 19 novembre 2018, i vescovi polacchi riuniti in Assemblea Plenaria, avevano condannato qualsiasi abuso sessuale su bambini e giovani commessi da parte di alcuni membri del clero, scrivendo che in Polonia "in stretta unione con i Papi Benedetto XVI e Francesco, sono stati sviluppati alcuni principi di reazione contro questo male. Ogni segnale su possibili atti criminali è incluso nelle indagini preliminari e se viene confermata la loro veridicità, vengono informate sia la Santa Sede sia la giustizia civile".

La pubblicazione del rapporto della fondazione "Do not be fear" è arrivato qualche ora dopo un increscioso episodio accaduto a Danzica (Polonia settentrionale), dove la statua che ricordava il sacerdote polacco Henryk Jankowski, accusato di abuso sessuale su minori, è stata rovesciata da tre attivisti di Varsavia che hanno agito mentre erano ripresi da un documentarista e che hanno messo della biancheria intima di bambini in una delle mani della statua (simulacro che, peraltro, è stato rivestito da vesti bianche solitamente indossate dai chierichetti).

Anche questo clamoroso gesto (classificato come vandalismo dalla Polizia, che ha fermato i tre responsabili) è stato giustificato come una protesta nei confronti della Chiesa Cattolica polacca per una presunta mancanza di azione di contrasto nei confronti di casi di abusi su minori.