Il portavoce di Donald costretto alle scuse «Che gran sciocchezza ho detto su Hitler»

La comunità ebraica e i democratici avevano chiesto le sue dimissioni

New York È la prima volta che l'amministrazione Trump è costretta a fare marcia indietro e a chiedere scusa pubblicamente, scegliendo il giornalista ebreo più famoso d'America, Wolf Blitzer, e l'odiata Cnn. Questa Casa Bianca è la più politicamente scorretta di tutta la storia Usa, il presidente-tycoon e alcuni dei suoi più stretti collaboratori hanno attaccato pesantemente e ripetutamente donne, afroamericani e giudici senza doversi mai scusare, per la gioia dei repubblicani più conservatori e quelli del Tea Party, i quali hanno fatto vincere le elezioni a Trump.

Nel vocabolario del presidente-tycoon non esiste la parola «scuse». Ma quando Sean Spicer, il portavoce ufficiale di Trump, ha «sparlato» martedì scorso di Hitler e di Olocausto, arrivando ad affermare che il Führer non ha mai usato le armi chimiche in un parallelo maldestro con il dittatore siriano Assad, subito la potente comunità ebraica americana è insorta. Tutti i canali televisivi, giornali e social network come Facebook hanno chiesto la testa del povero Spicer. Subito i leader democratici in Congresso e Senato hanno chiesto a gran voce: «La Casa Bianca si scusi»; i social network si sono scatenati con migliaia e migliaia di post contro il maldestro Spicer (la macchietta preferita degli scatenati comici del programma televisivo «Saturday Night Live») e contro il presidente stesso.

Il direttore esecutivo del Centro Anna Frank di New York, Steven Goldstein, ha fatto il giro ieri dei principali network televisivi, chiedendo il licenziamento immediato del portavoce di Trump, «perché manca dell'integrità necessaria per la sua posizione e perché è un ignorante che non conosce la Storia». Come è noto Spicer, nel suo consueto briefing alla Casa Bianca con i giornalisti americani e stranieri, ha detto testualmente: «Neanche una persona spregevole come Hitler è arrivata al livello di usare le armi chimiche». Peccato che milioni di ebrei siano morti nelle camere a gas dei campi di sterminio nazisti.

Esattamente dopo due ore la gaffe, Spicer si è affrettato ad andare di corsa allo studio della Cnn e a chiedere perdono a tutti gli ebrei e agli americani indignati: «Sono stato uno stupido. Ho sbagliato e chiedo scusa a tutti. Ho tradito la fiducia del Presidente, non mi sono comportato in modo professionale come richiede il mio ruolo all'interno della Casa Bianca». Queste le parole di Spicer, che è un pr a volte troppo irruente e minaccioso con i giornalisti, proprio come piace a Trump. Il presidente ha subito accettato le scuse, quindi caso chiuso. Ma Spicer ha voluto fare le cose in grande e ieri si è recato al Museo dell'Olocausto di Washington, dove in diretta televisiva ha di nuovo chiesto scusa per la clamorosa gaffe. Anche Jared Kushner, un ebreo ortodosso praticante, il potente genero che ha sposato Ivanka, forse il consigliere più ascoltato di Trump, ha accettato le scuse di Spicer.