Preti massacrati in Messico da narcos e delinquenti comuni

I giovani sacerdoti messicani sono sempre più obiettivo dei sicari dei narcotrafficanti e della criminalità organizzata per il loro impegno nella lotta alla droga e per i diritti dei migranti SOSTIENI QUI

È guerra contro il clero, quella condotta da gruppi della criminalità organizzata e dalle milizie paramilitari in Messico. Un conflitto silenzioso che ha già visto morire più di 16 sacerdoti dall'inizio del 2016 e stando a quanto spiegato in un rapporto del Centro Catolico Multimedia, il Messico è oggi il primo luogo del centro e sud America per odio e crimini contro preti e laici.

Una guerra che ha nell'occhio del mirino soprattutto i giovani prelati impegnati nella lotta per i diritti dei migranti e schierati in prima persona contro il traffico di droga.

Il report del CCM è stato pubblicato dopo i tragici episodi di settembre. Tra il 13 e il 15 settembre infatti tre sacerdoti sono stati sequestrati e uccisi. Due preti sono stati assassinati a Poza Rica nello stato di Veracruz, il terzo invece nel Michoacàn. Il perchè della loro morte non è ancora chiaro ma ciò che le autorità governative e religiose hanno spiegato è che c'è stato un cambio di approccio da parte dei nuovi preti nell'affrontare i problemi di un paese in balia dei cartelli della droga, dei trafficanti di uomini e della corruzione.

La nuova generazione di prelati messicani punta a intervenire e combattere in modo diretto i problemi dello stato e leggendo il rapporto del CCM infatti si scopre un passaggio in cui c'è scritto: '' Questi gruppi che minacciano la vita di sacerdoti e religiosi lo fanno perchè cercano di limitare le attività di lavoro pastorale della Chiesa in Messico, che oggi ha come campo operativo sia quello sanitario ed educativo, ma anche l'assistenza dei migranti che attraversano il Messico, ai quali viene dato aiuto, rifugio e vengono fatte battaglie per il rispetto dei diritti umani''.

Non è una novità quella dei preti in prima linea in Messico che vivono ponendo in ogni momento la propria vita a rischio. Un esempio su tutti è quello di Gregorio Lopez, nello stato del Michoacan, che per motivi di sicurezza era costretto a celebrare la messa indossando un giubbotto antiproiettile, prima di essere ucciso da dei sicari nel dicembre del 2014.

Una situazione diventata insostenibile e così anche il nuovo nunzio apostolico in Messico, Franco Coppola, si è espresso in merito senza risparmiare attacchi, non celati alle autorità del Paese: ''I sacerdoti sono sempre più vulnerabili agli attacchi, come dimostra la crescente ondata di aggressioni, omicidi e sparizioni avvenuti sotto lo sguardo indifferente delle autorità. Episodi accaduti sopratutto nelle zone di alto rischio, dove prolifera l'insicurezza e operano i gruppi del crimine organizzato. Continuiamo nel nostro lavoro lanciando un appello energico alle autorità del governo messicano, affinchè diano le necessarie garanzie perchè possa svolgersi l'esercizio sacerdotale anche là dove si sono verificati gli episodi di violenza''.

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