Il pulpito diventa rosa Sì della Chiesa anglicana alle donne vescovo

Donne e vescovi, adesso si può. Il Sinodo Generale della Chiesa d'Inghilterra ieri ha detto si al vescovado femminile. Un'approvazione annunciata dopo la controversa bocciatura di due anni fa che tante polemiche aveva sollevato all'interno della Chiesa Anglicana. In realtà se non fosse cambiata la legge che adesso consente di far passare una mozione con i due terzi dei voti favorevoli, sarebbe finita come nel novembre 2012 quando la mozione fu respinta dalla parte più tradizionalista del Sinodo. Ieri invece, i 45 voti contrari della Casa dei Laici nulla hanno potuto contro i 152 favorevoli e lo storico cambiamento è divenuto realtà.
Le donne prete esistono in Inghilterra da vent'anni, ma sulle donne vescovo erano sempre esistite forti contrarietà per quel potere a loro concesso di ordinare i preti che a molti sembrava quasi contro natura. Ormai però si trattava di un cambiamento fortemente voluto soprattutto dai vertici ecclesiastici e governativi. L'Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, aveva già espresso il suo sostegno alla mozione e così aveva fatto il Primo Ministro David Cameron. Ieri, quando il Sinodo ha annunciato il voto favorevole si è appellato alla compostezza e alla sensibilità per rispetto nei confronti di coloro che si erano dichiarati contrari, ma la decisione è stata comunque accolta da uno scrosciante applauso. Non si è ad agni modo trattato di un passo indolore, il voto è arrivato dopo cinque ore di acceso dibattito all'Università di York. L'arcivescovo Welby ha sottolineato nel suo intervento a favore che se la Chiesa voleva venir incontro alle sue necessità la nuova legislazione doveva assolutamente avere il via libera pur lasciando a coloro che non accettavano un vescovo donna la possibilità di richiederne uno maschile e di portare la questione in una sede arbitrale indipendente. Questa facoltà fa ora temere ai sostenitori della nuova legge che alle donne vescovo - le prime dovrebbero venir designate all'inizio del 2015 - venga di fatto riservato un potere limitato, mentre chi si è opposto grida allo scandalo poiché ritiene che la facoltà di ordinare dei preti da parte di una donna sia teologicamente impraticabile. Molti tra i più tradizionalisti hanno già abbandonato gli Anglicani per unirsi alla più rigida chiesa cattolica, tuttavia questo voto potrebbe portare una ventata di aria fresca anche nella Chiesa Romana, dove è ancora aperta la questione sulle donne prete. Del resto in Inghilterra alcuni movimenti cattolici più progressisti hanno salutato lo storico passo con benevolenza, definendolo una giusta decisione. Di fatto, in altri Paesi come la vicinissima Irlanda le donne vescovo sono già una realtà e ora sui media è già iniziato il «toto-vescove». Per la prima donna in odor di vescovado si fa già il nome di Nikky Arthy della diocesi di Gloucester, visto che il vescovo attuale andrà in pensione a novembre. Lei ovviamente si è già dichiarata favorevole alla nomina, vedremo che cosa ne penseranno i suoi parrocchiani. Il timore più grande infatti riguarda proprio la reazione di coloro che frequentano abitualmente la parrocchia. Messi di fronte ad un simile cambiamento potrebbero allontanarsi o chiedere un vescovo maschile. Pat Storey, primo vescovo donna nominato in Irlanda, invita all'ottimismo e alla fiducia sulla base della propria esperienza. «Mi sento accettata come vescovo - ha raccontato ai giornali - e anche le prime ostilità poi si sono placate».

Commenti
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Memphis35

Mer, 16/07/2014 - 10:30

Alla Chiesa tutto è lecito. Anche proclamare e, successivamente, smentire l'esistenza del Limbo. Ricordate le pressanti esortazioni al battesimo, quanto più sollecito possibile, del neonato? Carta staccia. Mi meraviglio che qualcuno stia ancora dietro a queste farsesche liturgie da terzo mondo. Paragonabili soltanto a quelle vigenti nel monoteismo del cammelliere.

Ritratto di stock47

stock47

Mer, 16/07/2014 - 23:59

La Chiesa Anglicana avrebbe fatto a bene a chiudere baracca piuttosto che scendere così in basso nella fede. Oramai siamo alla farsa.