Quelle ombre sulla missione militare francese in Mali: "Equipaggiamenti inefficienti e obsoleti"

Parigi ha reagito al reportage sui militari presenti in Mali assicurando di rifornire regolarmente questi ultimi di “equipaggiamenti eccellenti”

In Francia sta divampando una forte polemica circa le “condizioni disastrose” dell’operazione militare transalpina anti-jihadismo in corso in Mali.

L’operazione Barkhane, avviata da Parigi nel 2014 per stanare i miliziani islamisti sparsi tra Ciad, Burkina Faso, Mauritania, Niger e, appunto, Mali, starebbe infatti soffrendo una“drammatica carenza di risorse”, tale da pregiudicare la prosecuzione della lotta al terrorismo in Africa. A denunciare le difficili condizioni delle truppe francesi impegnate nel Sahel è stata ultimamente l’agenzia di stampa Reuters.

I cronisti di quest’ultima hanno intervistato diversi ufficiali transalpini al comando dell’operazione Barkhane, che, coperti da anonimato, hanno rivelato di avere ormai a disposizione, per colpa dei tagli alla spesa militare decisi dal presidente Macron, un equipaggiamento ridotto al minimo e obsoleto. Costoro hanno quindi affermato che i mezzi (jeep, elicotteri, kit medici) sempre più scarsi e inefficienti a loro disposizione avrebbero reso le truppe non più in grado di fronteggiare neanche emergenze minime come “temporali, allagamenti, ondate di fango, pantani, punture di zanzara”.

In particolare, i tagli di bilancio varati dall’Eliseo starebbero producendo questi effetti ai danni dei militari d’Oltralpe in missione nel Sahel: “Autoblindo rese inservibili dall’assenza di adeguati pezzi di ricambio, jeep che restano intrappolate in maniera disarmante nelle pozze di fango, munizioni per i pezzi d’artiglieria quasi esaurite, farmaci antimalaria ormai terminati”.

Di conseguenza, la penuria di equipaggiamenti efficienti e la manutenzione sempre più rara starebbero “complicando enormemente” la caccia ai jihadisti condotta dal contingente di Parigi nel difficile territorio maliano, caratterizzato da una morfologia che consente ai fondamentalisti di ricavarsi ingegnosi nascondigli e da una popolazione reticente ad aiutare i soldati europei a rintracciare i membri locali di Al Qaida e di altre sigle del terrore.

Il reportage effettuato da Reuters ha subito spinto il ministero delle Forze armate di Parigi a reagire gridando alla“vile campagna di disinformazione in atto contro l’operazione Barkhane”. Tramite un comunicato, il dicastero della Difesa ha infatti bollato come “approssimative e faziose” le notizie diffuse dall’agenzia di stampa circa le condizioni in cui verserebbero i soldati transalpini nel Sahel. La nota precisa quindi che la revisione della spesa militare” promossa dal presidente Macron non avrebbe prodotto “alcun effetto negativo” per la prosecuzione della missione antijihadismo in Africa e che l’invio, da parte di Parigi, di rifornimenti verso il contingente schierato in Mali sarebbe “regolare, puntuale e sempre caratterizzato da equipaggiamenti d’eccellenza”.

Nonostante le rassicurazioni fornite dall’esecutivo Macron, i partiti di opposizione hanno accusato l’Eliseo di avere “abbandonato” gli uomini e le donne in divisa stanziati in Mali. Ad esempio, Jordan Bardella, vicepresidente del partito nazionalista Rassemblement national, ha biasimato Macron per avere “tradito i nostri militari, lasciandoli senza armi e senza medicine in un territorio ostile e zeppo di fanatici islamici pronti a tutto pur di eliminare chi combatte contro la rete globale del terrore”.

Commenti

cgf

Mer, 14/08/2019 - 11:45

Ok, caccia ai jihadisti è prima degl'attentati di Parigi e dell'Isis cosa ci facevano i militari in Mali? Sono decenni che sono presenti