Ricerca nucleare, il sito di Frascati ospiterà la Dtt

Il DTT dovrà sperimentare diverse configurazioni magnetiche ed altre soluzioni idonee per il problema dei carichi termici sul divertore.

Il sito di Frascati ospiterà la Divertor Tokamak Test facility (DTT), il Centro di eccellenza internazionale per la ricerca sulla fusione nucleare.

È quanto comunica in una nota l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). Adesso si apre la fase dell’avvio operativo per garantire il rispetto della tempistica e degli adempimenti previsti. Il DTT dovrà effettuare esperimenti in scala in grado di cercare alternative per il divertore in grado di integrarsi con le specifiche condizioni fisiche e le soluzioni tecnologiche previste in DEMO ( una centrale nucleare a fusione in grado di fornire energia elettrica alla rete entro il 2050). Il DTT dovrà consentire di sperimentare diverse configurazioni magnetiche, con componenti basati sull'utilizzo di metalli liquidi ed altre soluzioni idonee per il problema dei carichi termici sul divertore. L’ENEA è il coordinatore del programma nazionale di ricerca sulla fusione e del consorzio ICAS (Italian Consortium for Applied Superconductivity) che ha un ruolo attivo nella produzione di componenti nell’ambito del Broader Approach e di ITER.

DTT: 2 miliardi di ritorno sull’investimento

L’avvio dei lavori della DTT è atteso entro il 30 novembre 2018, con la previsione di concluderli in sette anni. Saranno coinvolte oltre 1500 persone di cui 500 direttamente e altre 1000 nell’indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro, a fronte di un investimento di circa 500 milioni di euro. I finanziamenti sono sia pubblici che privati e vedono la partecipazione di Eurofusion, il consorzio europeo che gestisce le attività di ricerca sulla fusione (60 milioni di euro) per conto della Commissione europea, il MIUR (40 milioni), il MISE (40 milioni impegnati a partire dal 2019), la Repubblica Popolare Cinese con 30 milioni, la Regione Lazio (25 milioni), l’ENEA e i partner con 50 milioni a cui si aggiunge un prestito BEI da 250 milioni di euro.

Il progetto DTT e la fusione nucleare

La fusione, processo opposto alla fissione nucleare, si propone di riprodurre il meccanismo fisico che alimenta le stelle per ottenere energia rinnovabile, sicura, economicamente competitiva, in grado di sostituire i combustibili fossili e contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. La DTT nasce per fornire risposte scientifiche e tecnologiche ad alcune problematiche particolarmente complesse del processo di fusione (come la gestione di temperature elevatissime) e si pone quale “anello” di collegamento tra i grandi progetti internazionali ITER e DEMO, il reattore che dopo il 2050 dovrà produrre energia elettrica da fusione nucleare.

ITER è un progetto mondiale da 20 miliardi di euro al quale partecipano Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Russia, USA e UE, concepito per dimostrare la fattibilità della produzione di energia da fusione realizzando un reattore sperimentale a Cadarache, in Francia. Si tratta di un’impresa tecnologica ed ingegneristica fra le più grandi e complesse a livello mondiale, fortemente incentrata su collaborazioni e sinergie fra ricerca e industria in aree tecnologicamente avanzate.

Come lavorerà la DTT

La Divertor Tokamak Test facility sarà un cilindro ipertecnologico alto 10 metri con raggio 5, all’interno del quale saranno confinati 33 metri cubi di plasma con un’intensità di corrente di 6 milioni di Ampere (pari alla corrente di sei milioni di lampade) e un carico termico sui materiali fino a 50 milioni di watt per metro quadrato (oltre due volte la potenza di un razzo al decollo). Il plasma lavorerà a oltre 100 milioni di gradi mentre gli oltre 40 km di cavi superconduttori di niobio, stagno, titanio distanti solo poche decine di centimetri, saranno a 269 °C sotto zero. Bersaglio di tutta la sorgente di potenza sarà il divertore, elemento chiave del tokamak e il più sollecitato dalle altissime potenze, composto di tungsteno o metalli liquidi, rimuovibili grazie a sistemi altamente innovativi di remote handling.

Commenti

umberto nordio

Ven, 06/04/2018 - 09:49

I nostri ambientalisti crederanno che si tratti di un sostituto del DDT

Ritratto di DuduNakamura

DuduNakamura

Ven, 06/04/2018 - 11:38

Premesso che la ricerca è sempre benvenuta, nel nucleare siamo come nel 1700 con l'elettricità. Conosciamo il fenomeno e lo riproduciamo, ma non sappiamo usarlo. Il salto nell'elettricità è stata la pila di Volta e poi l'elettromagnetismo che ha portato alla dinamo ed al motore elettrico, quindi un modo "diretto" di uso dell'energia. Oggi col nucleare produciamo ottime bombe, ma l'energia "imbrigliata" la usiamo per produrre vapore. Con la fissione, creiamo radiazioni e scorie altissime, con la fusione cerchiamo di "imbrigliare" una stella con temperature di milioni di gradi... per poi scaldare l'acqua per la pasta. Ci manca la "Pila di Volta", un modo più diretto per l'uso dell'energia, senza passare dalla pentola. La famosa "Fusione Fredda" sarebbe la soluzione ideale. Impianti semplici, temperature di esercizio basse ed assenza quasi totale di inquinanti... a quel punto ci potremmo fare anche la pasta.