La Russia torna al Consiglio d'Europa. E Kiev abbandona l'assemblea

Con 118 voti a favore e 62 contrari la Russia è stata riammessa al Consiglio d'Europa dopo l'esclusione legata all'annessione della Crimea

Per qualcuno è il primo passo verso il disgelo. Dopo cinque anni dall’inizio della crisi ucraina si sgretola la prima delle misure sanzionatorie dirette contro la Russia. Con il voto favorevole di ieri sera i parlamentari russi potranno tornare ad occupare gli scranni del Consiglio d’Europa, l’organismo fondato nel 1949 per promuovere la democrazia, i diritti umani e l'identità culturale europea.

Centodiciotto rappresentanti dei 47 Stati membri, compresi quelli italiani, hanno votato a favore della risoluzione, basata su un rapporto stilato dalla deputata belga Petra De Sutter, che apre le porte al ritorno della delegazione russa a Strasburgo. Un passo, quello del Consiglio europeo, quasi obbligato, visto che dopo l’esclusione dall’assemblea nel 2014, per l’annessione della Crimea, Mosca aveva smesso di contribuire economicamente al sostentamento dell’istituzione, sottraendo alle casse del Consiglio ben 60 milioni di euro. Numeri che pesano sul bilancio dell’organizzazione, costretta nell’ultimo anno, come ricorda La Stampa, ad operare una spending review tagliando il 10% dei collaboratori.

L’ultimatum del Cremlino era arrivato nei giorni scorsi. Dopo il boicottaggio economico, da Mosca erano pronti ad abbandonare definitivamente il Palazzo d’Europa se la Russia fosse stata esclusa dal voto di mercoledì per rinnovare i vertici dell’organismo. Per questo sulle proteste dell’Ucraina, ha prevalso la "ragionevolezza". Non a caso a parlare di “vittoria del buon senso” è stato il portavoce di Vladimir, Putin, Dmitrj Peskov, che ha festeggiato il voto di ieri come un “evento molto positivo”. Si è detto deluso, invece, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, anticipando la decisione di Kiev di abbandonare i lavori dell’assemblea e autosospendersi dal Consiglio.

La segretaria di Stato per gli Affari esteri francese, Amelie de Montchalin, ha chiarito che la decisione di riammettere la delegazione russa è legata all’impossibilità di privare i cittadini russi dell’accesso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. “Sarebbe pericoloso – ha spiegato - impedire a milioni di cittadini l'accesso a organismi che proteggono i loro diritti”. "La Russia appartiene al Consiglio d'Europa, con tutti i diritti ed i doveri che ne conseguono", ha ammonito il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas. Tra questi c'è anche quello della "rapida ripresa dei contributi derivanti dall'appartenenza all'organismo", oltre all'impegno per il "rispetto degli standard fissati dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani". Per Mosca, però, il voto di eri rappresenta soprattutto "un cambiamento di posizione dell'Europa sulla Crimea".

Il ritorno della Russia a Strasburgo è stato immediatamente formalizzato attraverso la richiesta della delegazione russa di partecipare ai lavori dell’assemblea che domani dovrà eleggere il nuovo presidente. Tra i candidati ci sono il vice premier belga, Didier Reynders, e la ex ministra degli Esteri croata, Marija Pejcinovic Buric.

Commenti

Divoll

Mer, 26/06/2019 - 01:02

Kiev, chi?...