Leader buddista accusato di abusi sessuali sulle monache. Scatta il #MeToo in Cina

L'abate Shi Xuecheng, leader della comunità buddista cinese, è stato accusato di aver abusato sessualmente e di aver indotto al suicidio monache buddiste

Consigliere nazionale del partito comunista nonché una delle più alte cariche religiose della comunità buddista cinese, il monaco Shi Xuecheng è stato accusato di aver perpetuato abusi sessuali ai danni di diverse monache e di averne costretto altre al suicidio. L’accusa è stata presentata alle autorità cinesi da parte di due monaci di Pechino e un documento di ben 95 pagine riporta numerosi esempi di abusi e molesti sessuali con le testimonianze delle vittime.

Secondo il report sarebbero almeno sei le monache buddiste coinvolte nello scandalo. Ad esse Xuecheng chiedeva obbedienza totale, tra cui favori e prestazioni sessuali, come adempimento dei precedetti emanati dalla religione buddista. Insieme ai due monaci di Pechino, anche una delle vittime avrebbe denunciato l’accaduto. Le autorità cinesi hanno bollato la vicenda di "urgenza nazionale" e avviato un’inchiesta per verificare le pesanti accuse rivolte a uno dei leader più influenti del buddismo cinese.

Xuecheng è infatti una delle massime cariche del buddismo in Cina: presidente dell’Associazione buddista, abate di diversi templi, nonché consigliere politico del partito comunista cinese. Noto per le sue letture moderne dell’antica religione, il monaco sotto accusa avrebbe anche inserito nel suo tempio il Buddha-Bot, un monaco robot a forma di piccolo Buddha progettato per accogliere i visitatori. Stravagante ed insolita anche la credenza di poter insegnare il buddismo ai bambini attraverso i cartoni animati.

L’abate buddista travolto dallo scandalo ha negato tutte le accuse. Con oltre 1 milione di follower sul social network cinese Weibo, Xuecheng ha dichiarato ai suoi seguaci online che le accuse nei suoi confronti riportano “fatti distorti e preconfezionati”. Dall’altra parte però c’è chi non lo sostiene. Il report di 95 pagine presentato dai due monaci di Pechino alle autorità governative cinesi è diventato virale in poco tempo, alimentando ulteriormento lo scandalo. Il dibattito si è diffuso a livello nazionale e il movimento #MeToo ha preso nuovo vigore in Cina.