Se europei e cinesi finanziano la guerra civile in Repubblica centrafricana

Industrie del legno europee e cinesi hanno finanziato, con diversi milioni di euro, Seleka (musulmani)e Anti-Balaka (cristiani) per ottenere così vantaggi nel traffico del legname

Un piccolo Paese nel cuore dell'Africa e una guerra civile bulimica d'amore per la morte fatta di odio confessionale e brama di potere: questa la Repubblica Centrafricana, dove una lotta tra i miliziani Seleka musulmani e i guerriglieri cristiani e animisti Anti-Balaka ha provocato oltre 5mila morti e un milione di profughi.

Tutto ha avuto inizio nel 2012 con la sollevazione della ribellione musulmana Seleka. Gli insorti, in soli tre mesi, hanno raggiunto la capitale Bangui, accompagnando la loro avanzata con una scia di morte, scontri confessionali, violenze e linciaggi. Ma all'escalation di vessazioni dei ribelli islamici è seguita la risposta dei cristiani che, impugnate le armi, hanno dato vita alle milizie Anti-Balaka e con estasi vendicativa hanno iniziato una persecuzione indiscriminata nei confronti di ogni cittadino islamico.

Il Paese ancor oggi appare spaccato in due, da un lato i cristiani e dall'altro i musulmani; le formazioni armate imperversano e a distanza di due anni e mezzo dall'inizio delle ostilità e a tre mesi dalla convocazione delle elezioni, un particolare inquietante è emerso a livello internazionale: il coinvolgimento di aziende europee libanesi e cinesi nel supporto ai gruppi armati.

A diramare la notizia è stata l'Ong britannica Global Witness, che ha realizzato un'inchiesta attraverso la quale ha svelato come diverse aziende internazionali impegnate nel commercio di legname abbiano sfruttato i territori del Centrafrica per i propri interessi, fornendo nel 2013 3,4 milioni di euro alla coalizione della Séleka; sempre nello stesso anno altri 3,7 milioni sarebbero stati versati sotto forma di tasse al governo e, nel 2014, 127.800 euro donati alle milizie Anti-Balaka.

Il rapporto, intitolato “Legno insanguinato. Come l'Europa ha aiutato a finanziare la guerra nella Repubblica Centrafricana”, si focalizza su tre aspetti: gli scambi commerciali, le importazioni illegali e le donazioni. Leggendo il verbale della Ong si legge che tre imprese: la Sefca a capitale libanese, la IFB di origine francese e la Vicwood cinese, responsabili del 99% delle esportazioni di legname dal Centrafrica, hanno pagato lautamente i ribelli per sfruttare in modo illegale il territorio della Repubblica Centrafricana. Dall'analisi del report si scopre infatti che il 59% delle esportazioni del legno centrafricano sono dirette verso l'Europa, ma che il denaro versato sarebbe stato utilizzato anche per acquistare armi, pagare pedaggi e assoldare guardie private.

È per questo che Alexandra Pardal di Global Witness ha dichiarato: «E' tragicamente ironico constatare che i governi europei hanno investito centinaia di milioni di euro in operazioni militari e di mantenimento della pace in Repubblica Centrafricana, ma al contempo non sono riusciti a tenere il “legno di guerra” fuori dai mercati dell'Unione Europea. Finchè l'Europa continuerà a sostenere l'industria forestale del Centrafrica, i consumatori europei, forse, involontariamente alimenteranno un conflitto che i loro eserciti sono stati mandati a fermare».