La sfida di Éric Zemmour al politicamente corretto

Il polemista francese sfida in tv i pilastri del politicamente corretto criticando immigrazione di massa, multiculturalismo e islamismo: tutti lo vogliono silenziare e Macron lo detesta

Éric Zemmour è un'icona dell'universo conservatore francese. Il 61enne giornalista de Le Figaro, nel suo libro del 2016 Il suicidio francese edito in Italia da Enrico Damiani Editore, accusava le élite politiche, economiche, amministrative, mediatiche, intellettuali, artistiche francesi eredi del '68 di aver disintegrato un popolo privandolo della sua memoria nazionale, frantumando la sua unità con l'immigrazione di massa e il multiculturalismo. Nel suo ultimo lavoro Destin_français (destino francese), pubblicato lo scorso anno, Éric Zemmour ha preso in esame la storia francese: per Zemmour la Francia è "il Paese delle guerre civili" e la prossima arriverà per via "dell'invasione" e l'immigrazione che il Paese d'oltralpe ha subito nel corso degli ultimi 30 anni.

Tesi forti, quelle del giornalista, dal 14 ottobre ospite fisso del programma televisivo in onda dal lunedì al giovedì su Cnews, Face à l'info: argomentazioni che stanno suscitando diverse reazioni controverse e polemiche presso l'opinione pubblica. Per esempio, Zemmour ha recentemente criticato le dichiarazioni del partito di Emmanuel Macron in difesa della mamma musulmana che stava accompagnando una scolaresca in gita scolastica, e a cui è stato chiesto di togliere il velo. "Umiliare le madri in pubblico di fronte ai loro figli è un modo di creare settarismo", ha dichiarato il ministro per le pari opportunità di En Marche Marlene Schiapp. "Quando dice che la giovane donna è stata umiliata perché indossava il velo, non dice i milioni di francesi che si sentono umiliati perché indossa il velo. Il velo islamico non è la Francia. Normalmente, gli immigrati si assimilano alla cultura francese. [...] Questa non è una questione di secolarismo, ma di assimilazione " ha spiegato Zemmour in tv tra le polemiche.

Il polemista non ha certo peli sulla linga e se ne infischia altamente del polticamente corretto imperante. Provocando indingazione presso i perbenisti e la sinistra "colta". "Il suo pensiero è mortifero", ha detto questa settimana il presidente Macron di Zemmour. Jacques Attali e la giornalista Valérie Trierweiler hanno lanciato un appello chiedendo di boicottare l'emittente televisiva, che è così dovuta ricorrere ai ripari per "frenare" Éric Zemmour e supervisionare ciò che afferma prima che vada in onda. Il comitato etico del Gruppo Canal+ ha deciso che la trasmissione andrà in onda d'orai in avanti in differita, in modo che il canale mantenga il controllo editoriale di ciò che viene trasmesso, e non più in diretta come era stato finora. "La libertà di espressione non può giustificare la diffusione di osservazioni che potrebbero incitare all'odio o alla discriminazione" ha osservato il comitato. Tra le espressioni di Zemmour che hanno suscitato le reazioni più controverse: "Bashar al-Assad non ha gasato il suo popolo"; "la politica di Vichy non portà allo sterminio e ai campi nazisti"; "essere francesi signifca essere dalla parte del generale Bugeaud", il comandante del corpo di spedizione francese e poi governatore generale dell'Algeria dal dicembre 1840 al luglio 1847.

Nel frattempo, la magistratura ha aperto una inchiesta per "istigazione all' odio religioso" contro il polemista. Come nota Giulio Meotti su Il Foglio, Zemmour raccoglie polemiche ma anche molti consensi, e il programma ha avuto ascolti record. "Se Eric Zemmour andrà in prigione, voglio andarci anche io, rivendico l'onore di essere il suo vicino di cella" ha sottolineando l'ex ministro Philippe de Villiers. "L'annuncio dell' apertura di una inchiesta su Zemmour è una svolta. Il progressismo è totalitarismo. Non abbiamo più il diritto di criticare l' immigrazione, non abbiamo più il diritto di avere riserve sull'Islam. Zemmour ha il diritto di voler difendere la nostra civiltà. Non sono persone come Zemmour che diffondono odio, è il contrario. I provocatori sono coloro che attaccano il buon senso e che vogliono fare a pezzi il tessuto della nostra civiltà. Eric, continua a parlare. La Francia profonda capisce quello che dici. E quelli che non lo capiranno saranno spazzati via più velocemente del previsto".

Proprio così. Il progressismo è un'ideologia totalitaria, che dà vita a commissioni contro l'odio di orwelliana memoria. E comunque la si pensi su di lui o sulle sue tesi, Éric Zemmour è un faro di libertà in una palude di conformismo e politicamente corretto.