Siria, Aleppo divisa tra diplomazia e scontri "casa per casa"

Le forze di Damasco avanzano nei dintorni di Aleppo ma la situazione è talmente intricata che forse gli schieramenti potrebbero scegliere la via diplomatica per evitare un bagno di sangue. Assad e i ribelli si dicono pronti a sedersi ad uno stesso tavolo sotto l'egida di Mosca e dell'Onu

Ci sono voluti 12 giorni per riprendere il controllo della strada strategica – bloccata dai jihadisti il 24 ottobre scorso - che collega il sud-est di Aleppo alla città di Hama passando per i villaggi di Khanasser, Ithriya e Al Salmiyeh. Ad annunciarlo è stata la tv di Stato siriana ieri pomeriggio dopo gli ultimi inseguimenti durati circa 6 ore, dale 5 del mattino fino alle 11. Quest’asse stradale era di fatto l’unico a permettere l’arrivo dei rifornimenti nei quartieri di Aleppo ancora nelle mani delle forze di Damasco. La sua conquista è vitale perché se da un lato servirà a dare uno sbocco vitale alla popolazione, dall’altro faciliterà il movimento delle truppe verso la liberazione totale della città e della regione.

Allo stato attuale Aleppo è divisa in più schieramenti. La popolazione (due milioni di abitanti) è in mezzo che si ripara dal fuoco dei cecchini. La zona Ovest è controllata ancora per il 40 percento da Assad e dai suoi fedelissimi, mentre la zona Est, è da tempo è spar­tita tra gruppi terroristici, in primis al Nusra. A Nord invece c’è un piccolo enclave difeso dalle Forze di Difesa del Popolo (YPG) di etnia curdo siriana, mentre le zone rurali a nord-ovest sono sotto il controllo dell’Isis. In questo momento le battaglie più significative si svolgono a sud-ovest di Aleppo a partire dalle montagne di Azzan, a ridosso dell’aeroporto militare di Kweyris. In quell’area sta proseguendo l’offensiva lanciata due settimane fa dall’esercito regolare siriano con l’aiuto dei miliziani sciiti libanesi di Hezbollah e dell’aviazione russa che a differenza di altri luoghi si limita a un bombardamento nelle zone periferiche evitando di colpire il cuore della città, già ridotto in macerie.

Le operazioni sono lente, perché l’esercito deve disinnescare decine e decine di ordigni esplosivi piantati nel suolo, come accaduto ieri durante la liberazione della strada che da Aleppo conduce ad Hama. L’obiettivo dei generali che fanno capo ad Assad è quello di circondare l’area metropolitana controllata dai ribelli prima di lanciare un’offensiva finale “casa per casa”, a meno che la diplomazia russa riesca a far trovare un compromesso tra i due schieramenti. Proprio in queste ore alcuni rappresentanti dell’Esercito siriano libero (ESL) avrebbero accettato di incontrare i rappresentanti dei ministeri della Difesa e degli Esteri russi a Abu Dhabi alla fine della prossima settimana. A riferirlo è stato uno dei coordinatori dell’incontro al canale di informazione Sputnik. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova nel briefing settimanale con la stampa a Mosca ha fatto sapere che Bashar al Assad è al corrente dei contatti che la Russia tiene con l’opposizione, e si è detto “pronto ad unirsi a un tale incontro, che dovrebbe svolgersi sotto l’egida dell’Onu, per il dialogo tra le autorità siriane e l’opposizione”. Entrambi gli schieramenti sanno che uno scontro frontale nel cuore di Aleppo sarebbe un bagno di sangue per tutti, senza vincitori né vinti. La via diplomatica monitorata da Mosca sotto la sorveglianza delle Nazioni Unite potrebbe evitare il peggio.