Siria, decine di morti a Jableh nell'esplosione di un'autobomba

Un attentatore si è fatto esplodere nella città costiera in provincia di Latakia, roccaforte di Assad. È il primo attacco dall'entrata in vigore della tregua sponsorizzata da Russia e Turchia

Un'autobomba è esplosa a Jableh, città costiera a maggioranza alawita, nella provincia di Latakia, in Siria, roccaforte del presidente Bashar al Assad, provocando decine di morti e feriti. L’esplosione, riporta l’agenzia di stampa governativa, Sana, è avvenuta nei pressi dello Stadio Municipale, nei sobborghi della città, in una zona piena di persone e auto. Per i media legati al governo i morti nell’esplosione sarebbero almeno 11. Per l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, invece, il bilancio delle vittime sarebbe più alto. L'organizzazione legata all'opposizione in esilio, con sede a Londra, stima che i morti siano almeno 14 e che i feriti siano almeno 25.

Secondo le prime informazioni, nel mirino dell’attentatore, che si è fatto esplodere con un'autobomba, ci sarebbe stata una personalità importante del governo siriano, che, nel momento dell’attacco, si trovava proprio nella zona colpita dal terrorista. Jableh è una città che si trova 25 chilometri a sud di Latakia, abitata in maggioranza da alawiti, fedeli della omonima setta dell’Islam sciita, diffusa soprattutto in Siria, alla quale appartiene anche la famiglia del presidente siriano. Lo scorso 23 maggio la città era stata già colpita, assieme alla città costiera di Tartus, da una serie di attentati suicidi, poi rivendicati dallo Stato Islamico, che provocarono centinaia di morti e feriti tra civili e militari.

L’attacco di oggi, però, è il primo dall’entrata in vigore della tregua sponsorizzata da Russia e Turchia, con il placet delle Nazioni Unite. Tregua che, nonostante alcune violazioni, sembra continuare a tenere. I colloqui di pace tra governo siriano e gruppi d’opposizione, dovrebbero iniziare, secondo quanto ha annunciato il ministro turco degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, il prossimo 23 gennaio nella capitale kazaka, Astana. E oggi, in una conferenza stampa, l'inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan de Mistura, ha detto di sperare che i negoziati in programma nella capitale del Kazakhstan, "contribuiscano a rafforzare il cessate il fuoco e a sostenere i colloqui di Ginevra”, previsti per il prossimo febbraio.