Siria, a Zabadani prove tecniche di una tregua tra ribelli e Assad

L'evacuazione di alcuni miliziani ribelli da Zabadani e di centinaia di civili da due villaggi del nord assediati da al-Nusra, conclusasi oggi con successo, potrebbe essere un modello per una serie di ulteriori tregue tra Assad e i ribelli in vista dei colloqui di fine gennaio tra governo e opposizione armata

Operatori della Mezzaluna Rossa organizzano il trasferimento dei ribelli da Zabadani. Fonte: Sana

Prove tecniche di una tregua difficile tra Damasco e i ribelli di Ahrar al Sham e delle altre formazioni che compongono l’opposizione armata al governo di Bashar al Assad, si sono svolte oggi a Zabadani, città al confine con il Libano, e in altri due villaggi sciiti, Fuaa e Kafraya, nel nord-ovest del Paese, assediati dai ribelli. L’evacuazione di civili e ribelli da queste località fa seguito, infatti, ad un accordo per una tregua di sei mesi, raggiunto fra le parti lo scorso 25 settembre grazie all’intermediazione delle Nazioni Unite e alle negoziazioni di attori chiave nella regione, come l’Iran, la Turchia e il Qatar. L’intesa per il cessate il fuoco a Zabadani, che si articola in due fasi, la prima che prevede il ritiro delle milizie ribelli dalla città verso Idlib e la seconda che contempla la distruzione delle armi pesanti e l’evacuazione dei civili sciiti dalle città che si trovano nel governatorato del nord, controllato in gran parte dai ribelli, rappresenta un modello per una serie di cessate il fuoco tra il governo e l’opposizione armata da attuarsi in diverse aree del Paese e che serviranno da base per l’inizio del dialogo tra governo ed opposizione alla fine di gennaio.

Sono state in tutto circa 450, tra civili e miliziani, infatti, le persone trasferite oggi da Zabadani e dai villaggi del nord-ovest, con autobus ed ambulanze della Mezzaluna Rossa siriana e libanese, sotto la supervisione di queste organizzazioni, delle Nazioni Unite e del Comitato internazionale della Croce Rossa. I combattenti ribelli ad essere trasferiti da Zabadani sono stati circa 125, sono stati condotti all’aeroporto di Beirut da dove hanno preso il volo verso la Turchia e, da qui, verso le aree controllate dall’opposizione armata. Parimenti, circa 330 civili intrappolati nei villaggi assediati dai miliziani ribelli nel nord-ovest, hanno lasciato queste località a maggioranza sciita e pro-governative, controllate per la maggior parte dalle milizie di al- Nusra, da dove raggiungeranno con i pullman la Turchia. Da qui verranno trasferiti a Beirut in aereo, da dove potranno tornare in Siria, a Damasco, via terra. Tra i miliziani trasferiti da Zabadani ci sono, inoltre, molti feriti a causa di bombardamenti e armi da fuoco, ed anche molti malati di poliomelite.

Dopo mesi di violenti scontri fra le fazioni ribelli e l’esercito governativo supportato dalle milizie libanesi di Hezbollah, lo scambio tra governo e opposizione armata a Zabadani si è svolto in un clima di sostanziale calma. Non si tratta, certo, del primo cessate il fuoco stipulato nella città al confine siro-libanese. Ma lo scambio concluso oggi tra le due fazioni, iniziato alle 13, ora italiana, rappresenta il risultato di una tregua lungamente negoziata che potrebbe fare da modello ad ulteriori pacificazioni di aree circoscritte. E c’è chi vede nel raggiungimento di questo accordo un primo frutto dell’influsso positivo dell’accordo sul nucleare iraniano sulla crisi siriana. A sedersi al tavolo delle Nazioni Unite per le trattative per il cessate il fuoco e il conseguente complesso piano di evacuazione di Zabadani c’è stato, infatti, soprattutto l’Iran. Pare, infatti, che la delegazione iraniana abbia lungamente e con successo negoziato la tregua con Ahrar al-Sham, gruppo maggioritario nel raggruppamento dei miliziani che formano l’opposizione armata ad Assad, del quale fa parte anche al Nusra, formazione legata a doppio filo ad Al Qaeda. Altri due grandi attori della regione, Turchia e Qatar, hanno invece supportato i ribelli salafiti nelle trattative.

Anche se l’accordo fa ben sperare per l’avvio di un dialogo che porti all’implementazione di una Road Map per la transizione politica e la conseguente pacificazione nel Paese, in Siria si continua, purtroppo a morire. Ad Homs, dove un altro cessate il fuoco è entrato in vigore da poche settimane, e dove le forze governative hanno assunto il pieno controllo della città, oggi per la seconda volta in poco tempo un attentato kamikaze ha nuovamente colpito un quartiere alawita, dove l’esplosione di un’autobomba ha provocato la morte di 32 persone, mentre in 90 sono rimasti feriti.

Commenti
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Civis

Lun, 28/12/2015 - 19:43

Li fanno scappare perché non muoiano tutti sotto i missili russi. E, guarda caso, vanno in Turchia, base di riferimento USA per la destabilizzazione della Siria.

buri

Mar, 29/12/2015 - 10:22

credo che più del buon senso siano stati i missili e gli aerei russi a convincere i ribelli a concludere quel accordo